CONVEGNO 2007
CONVEGNO 2007
Da dove la forza
per costruire un futuro umano?

Presentazione del 15° Convegno

Continuiamo a mantenere fede all’impegno che ci siamo assunti nel settembre 1992 di rapportare la concreta accoglienza a persone immigrate, profughe, rifugiate politiche alla promozione di una cultura della giustizia, della legalità, della non violenza attiva, dell’accoglienza, di una autentica cooperazione internazionale, di una intelligente e concreta solidarietà continua, non occasionale, liberata dal paternalismo e dall’assistenzialismo.

In questi anni progressivamente il Centro è cresciuto fino a poter ospitare una cinquantina di ospiti, con le fatiche, le ricchezze, le esigenze di un miglioramento per risposte più adeguate; con l’intensificazione dell’impegno culturale con incontri, pubblicazioni, rapporti con le scuole del territorio, con comunità del Pianeta i cui rappresentanti, donne e uomini, sono venuti e vengono fra noi.

Il convegno di settembre – quest’anno alla sua 15° edizione – in questi anni senza dubbio è stato un momento di particolare intensità e ricchezza.

Il tema scelto per quest’anno è suggerito dalla accentuata complessità in cui viviamo, dalla particolare gravità delle questioni etiche riguardanti l’ingiustizia strutturale del Pianeta e di questa società; le violenze, le armi, la guerra; lo sfruttamento, l’esclusione e il razzismo, la distruzione dell’ambiente vitale; il materialismo onnipresente; gli aspetti così delicati  e pregnanti che riguardano la vita, la procreazione, la sofferenza e la morte; e ancora la scienza, la tecnologia, la produzione, i consumi appunto in relazione con l’etica.

Le preoccupazioni sembrano aumentare per la difficoltà della politica nel governo dei processi, anche per la distanza dalla società, per la mancanza delle risposte alle esigenze delle persone e delle comunità; per la chiusura delle religioni nei loro recinti sacri da cui rivolgersi al mondo, piuttosto che aprirsi e incarnarsi nella storia con la luce della trascendenza e la disponibilità a spendersi per la salvezza.

Il tealismo spesso viene identificato nel pragmatismo senz’etica e, peggio ancora, confuso con il cinismo e la crudeltà; per questo spesso l’utopia, la spiritualità, le esigenze dell’essere e di relazioni profonde sono considerate inutili e insignificanti.

Non mancano di certo in questa nostra società e in tante altre dell’intero Pianeta i segni di resistenza, di progettualità, di dedizione, di concreta costruzione di un mondo umano che diventano sollecitazioni e che arricchiscono e incoraggiano.

Avvolti dalla complessità, anche attraversati dalla perplessità, alle volte frenati dalla stanchezza, comunque dalla reale difficoltà a incidere con quella forza e con quella efficacia, con quei cambiamenti che la realtà stessa chiede con urgenza perché indispensabili, ci chiediamo: da chi e da dove può venirci l’ispirazione, la luce, la forza, l’aiuto a resistere, ad alimentare sogni e speranze, a vivere la disponibilità fedele e perseverante per contribuire a rendere più umana la storia?

Dalle utopie, dalle fedi religiose, dall’etica, dalla politica, dalla memoria, dall’esemplarità dei profeti e dei martiri, dall’insegnamento dei maestri?

Verso dove e a chi guardare?

Che cosa aspettare, non certo per rallentare l’impegno, né per delegare la nostra personale insostituibile responsabilità, ma piuttosto per attingere a quell’ulteriorità che favorisce uno sguardo sempre nuovo e profondo alle vicende personali, al procedere della storia umana, al senso e al fine ultimi che possono continuamente rilanciare, verificare, incoraggiare l’umanizzazione della storia?

Dunque, con chi e come possiamo costruire un futuro umano?

Le relatrici e i relatori, come nei convegni precedenti, ci comunicheranno riflessioni ed esperienze di pregnanza e significato notevoli, proprio in una considerazione globale dell’essere umano, nella costante premura e cura a rendere più umana la storia, assumendone i drammi, le ricchezze, le speranze; soprattutto comunicando sempre una ragione in più per continuare a sperare.


CONCLUSIONE

Più volte ho anche personalmente evidenziato come il Convegno del Centro "E. Balducci" trovi il suo significato nell’esperienza dell’accoglienza di cui è parte integrante, esigita, indispensabile.

Pare proprio che questa sia stata e sia la sua specificità: quella appunto di rapportare concretezza ed elaborazione culturale; quella di favorire situazioni di incontro e di reciprocità con persone che raccontano ingiustizie e solidarietà, violenze e resistenze; che comunicano spiritualità e culture pregnanti; che vengono da altrove per aiutarci a ripensare a dimensioni profonde, a recuperarne alcune dimenticate o perse; a riconciliare aspetti dissociati o spezzati.

Mi pare che anche il 15° Convegno abbia ribadito questa esperienza degli anni precedenti; ho ripensato alle persone che in questi anni hanno abitato il convegno come relatrici e relatori e come la gran parte di loro siano certamente significativi per le loro comunità, ma al di fuori di esse sconosciute, e ho avvertito la grande importanza della loro presenza fra noi, in Friuli, per contribuire ad uno sguardo sulla vita e sulla storia con occhi che non si fermino al particolare, ma sappiano rapportarlo all’universale, non quello astratto, bensì quello costituito dalla pluralità di situazioni, di esperienze, di culture e di fedi religiose.

Ripensando ai tanti interventi che si sono ascoltati con partecipazione emerge una situazione paradossale guardando al futuro e chiedendoci da dove troviamo la forza perché possa essere umano: don Luigi Ciotti, Debora Barros del popolo indigeno Wayuu della Colombia, Valdênia Paulino avvocato di strada brasiliano, il giornalista nigeriano Dapo Olorunyomi intervenuto martedì sera nella Chiesa di Zugliano perché arrivato in ritardo a causa delle resistenze delle ambasciate europee a concedere il visto, Neva Miklavic della Slovenia, il già sindaco di Corleone Pippo Cipriani, ci hanno parlato del futuro da una situazione in cui vivono sotto scorta proprio per il loro impegno di denuncia, di proposta, di coerente testimonianza.

Il messaggio è chiaro: non si può preparare un futuro umano se si accetta questo presente caratterizzato dai troppi tratti disumani, dalla ingiustizia, da tanta violenza, da oppressioni ed esclusioni, dalla distruzione dell’ambiente, dal materialismo esaltato in modo patologico.

In questo la voce delle donne minacciate fino a dover cambiare casa di frequente - come accade a Debora Barros con la sua bambina di quattro mesi, dopo essere stata per lunghi periodi obbligata alla lontananza dal figlio di sette anni, unita a quella di Valdênia Paulino che pubblicamente ha comunicato di aver subito per due volte violenza sessuale e di essere ancora lì nelle favelas di San Paolo a denunciare e a proporre, ad abbracciare le situazioni -  hanno suscitato in tutti emozioni e riflessioni particolari.

Se in tali condizioni e a tale profondità si colloca la disponibilità a costruire un futuro umano, sono davvero discutibili, criticabili, alle volte grossolane e inaccettabili le nostre posizioni artificiose, i nostri dibattiti sterili, i nostri alibi che si coprono di motivazioni solo apparentemente accettabili, di quel buon senso che non deriva dalla profondità, dalla sapienza del cuore, ma invece dalla presa di distanza dalle situazioni, dalla storia delle persone; anche dei detenuti, anche di coloro che sono in attesa nei bracci della morte dell’esecuzione finale.

Si può affermare che sono emerse nei giorni del Convegno con costanza alcune considerazioni fondamentali: quello che il futuro comincia dalle nostre responsabilità e dalle nostre decisioni nell’oggi della storia, che non deve mai significare una attesa, un rimando, un posticipo; quella della forza trovata e alimentata nel senso di appartenenza alla comunità, certo alla propria e nello stesso tempo a quella che si viene a costruire per conoscenza, intrecci, sensibilità, impegno e sostegno comuni: questa appartenenza comprende coloro che non ci sono più fisicamente, tante volte fatti sparire e uccisi in modo brutale e alla cui memoria l’impegno contro l’impunità e per la giustizia si nutre e, insieme, coloro che verranno, le generazioni future alle quali non si deve lasciare una terra sfruttata, distrutta, inquinata.

La questione del futuro dell’umanità è intrecciata profondamente con la questione di Dio, della sua presenza e della sua estraneità con la storia; del suo utilizzo per progetti di prepotenza, di dominio, di violenza o invece di umanità nuova. Il Dio vero è ancora absconditus, nascosto; la rivelazione in Gesù è di un Dio umano, e solo un Dio umano può ispirarci e sostenerci nel costruire un futuro umano.

Come negli altri Convegni e, data la continuità, con una cresciuta consapevolezza si è percepita in modo ancor più evidente nel coinvolgimento di centinaia di persone, la possibilità di vivere in Friuli, pienamente appartenenti a questa comunità e, insieme, aperti a tutta l’umanità. E questa sembra essere la dimensione che ci è richiesta per costruire un futuro umano.

I 15 anni, con buona probabilità, segneranno un cambiamento: 15 convegni sono tanti e davvero tante e significative sono state le presenze fra noi provenienti da diversi luoghi della Terra.

Il prossimo settembre è già fissato, in accordo e collaborazione con la Commissione Interecclesiale “Giustizia e pace” di Bogotà in Colombia, il IV° incontro internazionale “Territorio e Vita” con la partecipazione di un’ottantina di rappresentanti  non solo di America Latina, ma anche di altri luoghi del Pianeta: presentazione di esperienze, lavori di gruppi, progetti, cooperazioni, sostegni. E poi… vedremo: la strada  da percorrere comunque è segnata, il fine ribadito..; del resto, l’appuntamento di settembre – pur importante – è uno degli impegni; il futuro è qui, nelle scelte di oggi; a questo siamo chiamati.


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