Allora vi diciamo. Alla Nazione
Allora vi diciamo. Alla Nazione
Presentazione del libro di Leonardo Zanier
Zugliano - Centro Balducci - Sala Mons. Luigi Petris - giovedì 28 ottobre 2010 - ore 20.30

Commento di Gianpaolo Carbonetto

Il doppio titolo ("Allora vi diciamo / Alla nazione'') ti spiazza; inizialmente non riesci a capirlo, ma poi, guardando la fotografia e il nome dell'autore, intuisci tutto e ti rendi conto di non aver mai visto una copertina cosi esplicita, cosi accusatrice, cosi innamorata dell'uomo. La fotografia di Antonio Maugeri blocca, in un devastante bianco e nero, il mucchio quasi informe dei resti fracassati di barconi di immigranti - non si sa se poi anche immigrati - a Lampedusa. ll nome dell'autore è Leonardo Zanier.

E allora capisci che ancora una volta lo scrittore e poeta di Maranzanis, a Zurigo da più di mezzo secolo, alza la sua voce per ricordare cos'è l'emigrazione, uguale in ogni paese del mondo come uguali sono gli esuli alla ricerca di lavoro, di cibo, di pace, di salvezza. E capisci anche che quel "Allora vi diciamo" è la necessità, l'obbligo di raccontare questa uguaglianza tra diversi e che quel "Alla nazione" non è una pretenziosa imposizione, ma una disperata speranza che davvero tutti ascoltino, se non questo libro, almeno i sentimenti, i fatti, le emozioni, i ragionamenti che gli danno sostanza, ma che si trovano dappertutto, dovunque un uomo fronteggi un fatto con la capacità di aprirsi non tanto agli altri, ma proprio a sé stesso con il pressante invito a tutti a ricordare sempre che «Diventare bianchi dopo essere stati i marocchini d'Europa, o l'ebbrezza che puoi allontanare la ragione dalla realtà».

"Allora vi diciamo / Alla nazione'' (Edizioni il grappolo, 130 pagine, 15 euro)  un libro di prose e di poesie, una collezione di brani e di liriche di diverse epoche che, insieme, restituiscono l'immagine di realtà non travisate dalle parole, dalle propagande, dalle insicurezze. Zanier dona a sé stesso - e a tutti coloro, di qualunque nazione, pelle e lingua siano - le immagini di desolante umiliazione iniziale perché ancora più fulgida sia la gioia di essere arrivati dove si riesce ad arrivare. E dona dignità a tutti questi poveri vaganti con la domanda: «Quanti Ulisse ci saranno e ci sono stati nel mondo?» e ti racconta del suo viaggio verso Zurigo, nel 1956, quando alla frontiera di Chiasso la polizia svizzera lo fa scendere dal treno e lo mette «in fila, in mutande, con il passaporto in mano». Eppure Ulisse non era uno straccione, ma un re. Eppure non cercava lavoro, ma conoscenza. Allora cosa unisce Ulisse ai diseredati che vediamo respinti, obbligati in lunghe file, imprigionati? Li unisce la speranza e la disperazione, il rifiuto e la testardaggine, lo sfruttamento e l'anelito al riscatto.

E Zanier - grande coniatore di parole, raspanti come la sua voce, precise come il suo pensiero - attacca ancora certi concetti come quello di "identitià" cui aveva già dedicato una caustica poesia. Sottolinea che nell'attraversare le frontiere non devono importare la lontananza, le lingue diverse, le culture che non si assomigliano; non devono importare perché non esistono società ideali ed esemplari da imitare senza porre domande e instillare dubbi; perché in realtà sono gli uomini a fare la storia e a comporre queste società in continuo divenire mescolando identità in apparenza inconciliabili. Perché identità è una parola che può tranquillamente, ma anche spaventare e che, nella sostanza, è vuota, è un muro di comodo da innalzare quando fa comodo per dividere la gente. E, per dimostrarlo, Zanier ricorda il nonno di un amico nato a Cjauret che è poi Caporetto, ma anche Kobarid, ma anche Karfreit: «un nome in quattro lingue». Nonno che nasce austriaco e si ritrova italiano pur avendo combattuto nell'esercito austro-ungarico ma nel 1946 la sua carta d'identità è jugoslava anche se si è trovato in armi contro la Jugoslavia nell'esercito italiano. Muore prima di diventare sloveno senza essersi mai allontanato nella casa dove la storia la aveva sempre raggiunto.

Il poeta di Maranzanis, quello di "Libers... di scugnì là" (Liberi... di dover partire) è sensibile ai soprusi di coloro che pretendono braccia e non vogliono uomini ed è perfettamente conscio che le ingiustizie possono essere cancellato soltanto con la resistenza, non soltanto di coloro contro i quali i soprusi si esplicano, ma anche di coloro che vedono quello che succede e voglio impedirlo per solidarietà e perché la distribuzione della dignità altrui distrugge anche la dignità propria.

"Allora vi diciamo / Alla nazione" è un libro da leggere lasciandosi penetrare da parole che sono taglienti come rasoi, che sono meditate e incontrovertibili perché distillate attraverso l'esperienza personale di chi ha saputo diventare qualcuno in un ambiente inizialmente non per gloriarsi di risultati personali, ma per fare rispettare se stesso attraverso il riconoscimento che il rispetto è dovuto a qualsiasi essere umano.


Leonardo Zanier è uno dei maggiori poeti italiani in friulano. Nato nel 1935 a Maranzanis, un piccolo borgo frazione di Comeglians nella Carnia, ha dovuto ben presto emigrare prima in Marocco e poi in Svizzera. Qui alla fine degli anni Sessanta diviene presidente della Federazione delle colonie libere italiane in Svizzera. Successivamente fonda e dirige l'Ecap-Cgil (ente di formazione e ricerca del sindacato) in Svizzera e in seguito, nel 1975, ne diviene segretario nazionale a Roma.

Zanier, quindi, è un poeta, ma anche militante politico e sindacale che ha dedicato la sua vita alla formazione dei nostri migranti, dei quali il poeta friulano sa cogliere i bisogni più profondi essendo egli stesso emigrato da una delle, allora, zone più povere d'Italia. Anche in questa recente silloge di racconti, poesie, note autobiografiche e interventi è presente una poesia - Dulà sono lâts? («Dove sono andati?») - che descrive la desolante condizione di una comunità che si svuota a causa dell'emigrazione lasciando la cupezza di case nere e spente che invano aspetteranno qualcuno che non tornerà più.

Leggi l'articolo dal sito del Manifesto Cultura

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