Un centinaio di volontari in sostegno agli ultimi
Un centinaio di volontari in sostegno agli ultimi
L'intervista a don Paolo Iannaccone
di Alessandra Ceschia, MV del 4 luglio 2024
Riportiamo l'intervista al presidente don Paolo Iannaccone riportata sul Messaggero Veneto del 4 luglio 2024. Nella foto don Paolo con Paola e Claudio, genitori di Giulio Regeni.

Il progetto a Zugliano
Centro Balducci

Un centinaio di volontari in sostegno agli ultimi.
Il nemico è l'indifferenza
di ALESSANDRA CESCHIA

A due anni dalla scomparsa di don Pierluigi Di Piazza, prete di frontiera, il Centro di Accoglienza e Promozione Culturale "Ernesto Balducci" di Zugliano da lui fondato prosegue la sua attività con rinnovata forza sotto la guida di don Paolo Iannaccone, che stila il bilancio di un biennio impegnativo.

Un'eredità pesante quella che ha accettato e portare avanti. In che direzione sta procedendo il Centro "Ernesto Balducci"?
«Rimanendo fedele ai valori che ci ha lasciato in eredità, cercando di dare risposte concrete nella creatività che l'oggi ci richiede, ponendoci di fronte a situazioni sempre nuove. I pilastri restano quelli della promozione culturale e dell'accoglienza».

Nella recente assemblea dei soci ha presentato la relazione dell'attività svolta nel 2023. Un anno caratterizzato da numeri imponenti...
«I numeri - 451.000 euro di proventi a fronte di 441.000 di costi - sono la radiografia di una realtà medio-piccola, capace di fare scelte oculate che le permettono di essere sana economicamente e di garantire l'operatività futura. Inoltre, dicono la capacità di tessere relazioni con le istituzioni e con altre realtà associative che operano sul territorio, perché da soli non si va da nessuna parte».

La situazione economica, grazie alle erogazioni liberali, è tornata positiva.
«Nel 2022 avevamo chiuso con un disavanzo di 7.000 euro, il 2023 con un avanzo di quasi 10.000. Al di là dei fondamentali contributi pubblici o privati ricevuti partecipando a gare o a bandi, questo risultato è dovuto anche al fatto che il 30% delle entrate proviene da erogazioni liberali o dalla scelta di devolvere il 5 per mille da parte delle persone che credono nel nostro operato; grazie alla loro solidarietà è stato possibile realizzare progetti per metà delle persone accolte, che nel 2023 sono state 46, di cui 18 minori: 25 dall'Ucraina, in convenzione con il Comune di Udine, le altre da Afghanistan, Benin, Camerun, Ghana, Iraq, Nigeria, Pakistan e Siria. Inoltre abbiamo potuto proseguire l'accordo con l'Azienda sanitaria e le rispettive famiglie per l'autonomia abitativa di tre giovani disabili mentali che, in ambiente protetto, seguiti dagli educatori della "Terza Via", realizzano il loro sogno.
Abbiamo voluto illustrare per il 2023 anche i proventi e i costi figurativi: ci ha colpito la cifra di 300.000 euro, frutto del valore dell'utilizzo in comodato d'uso dei locali della parrocchia, delle donazioni di alimenti e vestiti, e del servizio delle tre sorelle della Sacra Famiglia e del lavoro gratuito di cento volontari, punta di diamante del Balducci».

Una realtà che si regge sul volontariato a che non avrà futuro se non riuscirà ad arri vare ai giovani. Come?
«Non ho risposte preconfezionate. Quello che mi sento di dire è che, anche a fronte dell'emergenza sociale legata al bullismo e agli atti di violenza che si stanno consumando in città, sarà sempre più importante coinvolgere i giovani in esperienze di volontariato nelle quali sperimentino la gioia di essere dono verso chi fa fatica. Se qualcuno volesse fare il volontario al "Balducci" le porte sono aperte, ma ci stiamo attrezzando, a partire da gennaio 2025, a offrire ai giovani anche il servizio civile volontario mediante la collaborazione con le Acli. Inoltre, vedo importante fare cultura dando voce ai giovani, perché non sono bottiglie da riempire, ma candele da accendere. Sento l'urgenza di dare loro la possibilità di divenire protagonisti nell'oggi. Un contributo in questa direzione è il concorso che con altre realtà verrà presentato a fine settembre e che potrà permettere ai minori di 25 anni di esprimersi attraverso la musica, il teatro, la letteratura e l'arte, su tematiche legate ai diritti e alla giustizia, all'inclusione e all'accoglienza, alla pace e alla cura del creato».

La vostra attività sempre più spesso esce dai confini del Centro per estendersi al- le realtà di sofferenza ed emarginazione, dalla Cavarzerani al Silos di Trieste, con quali obiettivi?
«Uscire è un imperativo etico. Significa incontrare chi è messo ai margini, è affiancare chi soffre e non vede rispettati i propri diritti. Perché - come affermava Gino Strada - "i diritti sono di tutti, altrimenti chiamateli privilegi". Uscire è non girarsi dall'altra parte e abbandonare l'indifferenza dilagante. Uscire è incontrare volti, capire da che parte vogliamo stare, quale futuro desideriamo costruire e consegnare a chi verrà dopo di noi, su quale tipo di società scommettiamo. Ecco gli obiettivi. Sono i medesimi che ci hanno spinto, dopo la morte di Pierluigi, a riprendere i contatti con la Commissione Interecclesiale Giustizia e Pace di Bogotà, in Colombia, al fine di accompagnare con un progetto di cooperazione internazionale le comunità indigene, afrodiscendenti e meticce evitando la loro dispersione e tutelandone i diritti».

L'ultima famiglia che avete accolto arriva dalla Striscia di Gaza. Una strage senza fine?
«Strage è stata quella di Hamas del 7 ottobre scorso. Strage è quella che Israele perpetra verso una popolazione, quella palestinese, sulla Striscia di Gaza. E le vittime spesso, dall'una e dall'altra parte, sono persone innocenti, bambini, donne e anziani in primis. Vedere sul corpo di un bambino di nove anni i segni delle esplosioni di quella guerra mi dice il vergognoso livello di disumanità che abbiamo raggiunto. Accogliere una mamma con i suoi tre figli, perché il minore possa ricevere adeguate cure all'ospedale infantile "Burlo Garofolo" di Trieste, non cancella la barbarie, ma dona un po' di respiro e di serenità a quella famiglia. Da questa accoglienza, che si fa abbraccio, la vita può ripartire».

Veniamo alla programmazione culturale. Quali i progetti in cantiere?
«Una persona amica ha definito il "Balducci" come "officina di pensiero". Mi ritrovo in questa definizione quanto mai in questo tempo dove la parola democrazia è messa in crisi da derive autoritarie e da sistemi violenti e discriminatori. C'è bisogno di imparare ad accoglierci tutti, nella reciproca diversità e con le proprie fragilità. Ecco perché, oltre a quanto già anticipato, abbiamo in cantiere il 32° Convegno internazionale di fine settembre, che quest'anno porterà come tema "Ti proteggerò. Abitare insieme la fragilità". È un desiderio che ci appartiene, è la strada che intravediamo per tempi di vera pace». -



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