Inaugurato il diciottesimo convegno
Inaugurato il diciottesimo convegno
Interventi di Gebara, Moltmann e Infanti

UDINE - Una lunga riflessione che ha abbracciato gli argomenti più svariati, dai temi sociali, fino a quelli legati all'ecologia e alla salvaguardia dell'acqua. E ancora un grido contro le ingiustizie del mondo e l'urgente bisogno di una politica in grado di occuparsi nuovamente dei problemi reali. Si è aperto così il 18° convegno organizzato dal centro Balducci, con il tradizionale appuntamento al teatro Giovanni da Udine. “La cultura è un valore intrinseco e non deve essere condizionata – ha esordito don Pierluigi Di Piazza - bisogna evitare chiusure egocentriche e favorire la non violenza e la pace”. In questo contesto si inserisce anche il filo conduttore del diciottesimo convengo del Centro Balducci “Spiritualità per umanizzare il mondo”. E' stato proprio il fondatore del centro, don Pierluigi Di Piazza, introducendo la serata inaugurale, a spiegare il senso del tema scelto. “C'è una crescente esigenza di spiritualità come rilancio continuo della giustizia”. Impossibile, poi, non rivolgere un pensiero alla politica “quella chiusa nella sua autoreferenzialità, impegnata a dire noi ai minareti per esaltare i campanili che dovrebbero bastare a garantire la fede. Tutto ignorando il dialogo tra religioni”. Dopo i saluti del sindaco di Udine, Honsell, del rettore dell'università del Friuli, Compagno e del filosofo Cacciari, spazio alle riflessioni dei tre protagonisti della prima serata. La spiritualità per umanizzare il mondo passa anche attraverso una prospettiva ecologica. “In un villaggio globale come il nostro – ha detto Jurgen Moltmann, pastore evangelico e teologo tedesco - le distanze spaziali diminuiscono e le interdipendenze aumentano Diventiamo sempre più dipendenti l'uno dall'altro. Ciò che accade in Europa ha conseguenze anche in Africa. I diversi popoli della terra stanno diventando un'unica umanità, apparteniamo a un'unica famiglia”. Una tendenza che si rispecchia anche nelle religioni. “Diventano possibilità di spiritualità individuale. Si può prendere da ciascuna religione ciò che si vuole. Nel mercato religioso delle società moderne si può avere il giudaismo, ma senza la torà, il cristianesimo, ma senza il sermone della montagna, l'islam ma senza la sharia o la meditazione buddista, ma senza l'ascetismo. Questa è la moderna religione light. Ma una religione senza comandamenti è anche una religione senza consolazione”. Ivone Gebara, teologa della liberazione, arrivata dal Brasile ha evidenziato importanza della teologia femminista come un contributo a questa valorizzazione della materialità della vita. “Bisogna valorizzare la materialità del nostro corpo e della nostra anima. Anche quella che chiamiamo anima, fa parte del nostro corpo. Nelle teologie istituzionali, invece si contrappongono corpo spiritualità”. Il vescovo di Aysen, Luis Infanti, originario di Teor, si è concentrato invece sull'emergenza acqua. “In questi tempi, l'umanità si trova di fronte a una delle sfide più importanti della sua storia: quella del cambiamento climatico e della crisi ecologica. Il 20 per cento della popolazione mondiale consuma l'80 per cento di tutti beni disponibili del pianeta, mentre poveri, i più vulnerabili, vivono nell'esclusione, tanto dei beni quanto dei processi decisionali”. In Cile, più dell'80 per cento delle acque, è stato ceduto a tempo indeterminato a Endesa-Spagna, ora di proprietà dell'Enel. Ecco perchè sta assumendo forza un movimento che riunisce settori sociali, politici, culturali per recuperare l'acqua come un bene comune.

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