DOMENICA 16 AGOSTO 2015 Vangelo Giovanni 6, 52-58
16/08/2015

DOMENICA 16 AGOSTO 2015
Disponibili a cambiare e collaborare
Vangelo di Giovanni 6, 52-58

Gli avversari di Gesù si misero a discutere tra di loro. Dicevano: “Come può darci il suo corpo da mangiare?”. Gesù replicò: “Io vi dichiaro una cosa; se non mangiate il corpo del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia il mio corpo e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io risusciterò l’ultimo giorno; perché il mio corpo è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane unito a me e io a lui. Il Padre è la vita: chi mangia me avrà la vita grazie a me. Questo è il pane venuto dal cielo. Non è come il pane che mangiarono i vostri antenati e morirono ugualmente; chi mangia questo pane vivrà per sempre”.

Continua nel Vangelo di questa domenica il dialogo fra Gesù e la gente che ha vissuto l’esperienza inattesa e incredibile della condivisione dei pani e dei pesci (Giovanni 6,52-58).
La riflessione è ampia e profonda e riguarda la vita e la storia di sempre: la risposta all’esigenze primarie quali il cibo, l’acqua, la salute, l’istruzione, il lavoro, una abitazione dignitosa, una esistenza discretamente serena per tutti gli abitanti del Pianeta, non solo per una piccola parte a scapito della gran parte, con attenzione alla Madre Terra, a tutti gli esseri viventi: acqua, aria, piante, cieli, smettendo finalmente di usurparla, sfruttarla, inquinarla, provocare l’aumento della temperatura, il disequilibrio degli ecosistemi.
E’ urgente un nuovo progetto di umanità nel quale cultura, economia, politica, tecnologia, spiritualità siano sempre in continuità e con profondità e tenacia al servizio del bene comune; nessuna persona, comunità e popolo esclusi e scartati, nessun essere vivente usato e distrutto; nessun eco-sistema rovinato nel suo equilibrio e nella sua armonia.
Le parole di Gesù riportare dal Vangelo riprendono quelle precedenti e le ripropongono; per ribadire che il rapporto con lui, la sua sequela comunicano vita e coinvolgono a impegnarsi per la vita: “chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna ed io lo resusciterò nell’ultimo giorno”. Siamo chiamati dunque a nutrirci all’esperienza di Colui che ha dato la sua vita, alla sensibilità e alla pratica della donazione, della spogliazione dell’io egoistico, delle chiusure d gruppo, di comunità, di una parte del mondo. Quindi ricevere l’energia, la forza della vita per poter favorire e costruire le condizioni di vita per tutti, in un nuovo equilibrio fra esseri umani e tutti gli esseri viventi in cui è decisiva la relazione, mai la superiorità, il dominio, lo sfruttamento, l’usurpazione.
La gente che attornia Gesù resta sempre più perplessa, incerta, imbarazzata e si chiede: “Come può darci il suo corpo da mangiare?”, come a dire: “ma com’è possibile diventare così disponibili, fino a dare la vita, quando le esigenze sono immediate e noi abbiamo bisogno di mangiare? Perché pensare anche agli altri, perché considerare un progetto comune, perché pensare anche alla Terra e tutte le espressioni della vita che ci circondano?”
C’è bisogno di convertirsi, di cambiare; l’essere umano ne ha le possibilità. Nell’Enciclica “Laudato sii” papa Francesco non si rivolge solo ai cristiani, a coloro che vivono le altri fedi religiose, neanche solo alle donne e agli uomini di buona volontà, ma proprio a “ogni persona che abita questo Pianeta; mi propongo di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune” (n.3). L’esempio proposto è San Francesco: “credo che sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità… . Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore” (n.10).


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