DOMENICA 11 MAGGIO 2008 Vangelo Giovanni 20, 19-23
11/05/2008
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DOMENICA 11 MAGGIO 2008

LA RICCHEZZA DELLA DIVERSITA’

Vangelo Giovanni 20, 19-23

La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, i discepoli se ne stavano con le porte chiuse per paura dei capi ebrei. Gesù venne, si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò dicendo: « La pace sia con voi». Poi mostrò ai discepoli le mani e il fianco, ed essi si rallegrarono di vedere il Signore. Gesù disse di nuovo: «La pace sia con voi. Come il padre ha mandato me, così io mando voi». Poi soffiò su di loro e disse: «Riceverete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati».
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La memoria della pentecoste, l’interrogativo di come noi oggi possiamo continuare a vivere l’esperienza e la comunicazione delle esperienze dello Spirito presenti fra noi e sulla faccia del Pianeta, sono sempre attuali e assumono in questo oggi della storia risonanze e significati del tutto particolari. Nel racconto biblico della creazione e del peccato di origine troviamo ben descritte alcune tendenze e situazioni. L’equilibrio e l’armonia primordiali, espressione del Creatore vengono rotte dalla pretesa di Adamo ed Eva, simbolo dei primi esseri umani, di porsi al posto di Dio: “sarete come dei”, aveva suggerito con suggestione accattivante il tentatore. Questa pretesa innesca la competizione, la rivalsa, la malizia; l’aggressività e la violenza conseguenti portano un fratello, Caino, ad uccidere il fratello Abele; un gruppo di uomini pretende nella logica del potere e dell’onnipotenza di dominare sugli altri ergendosi a padroni, a dominatori, a detentori del bene e del male, della vita e della morte; pretendono di estendere il loro dominio, di imporre un pensiero unico, di esigere ubbidienza e sottomissione; di raggiungere una unità sinonimo di uniformità; di omologare tutte le persone e tutta la realtà a questo progetto. Erigono una alta torre come simbolo della loro incontrastabile dominazione sugli altri e come sfida al cielo; dichiarano così l’assenza di un qualsiasi dio a cui rifarsi: loro stessi sono divinità a cui aderire e sottostare. La conseguenza è la babele delle lingue, l’incomunicabilità. E questo, perchè e come? Perchè le differenze esistono e chiedono di potersi esprimere per una comunicazione che coinvolge in una convivenza delle diversità con il fine di costruire un’umanità umana. Subordinate dalla dominazione, da un progetto che schiaccia, da un asservimento che umilia, nella mancanza di un progetto unitario del bene comune a cui ciascuna di esse può contribuire, ciascuna delle diversità cerca il suo spazio autonomo, alcune si svincolano dalla logica dell’omologazione; altre, più deboli, dimostrano ossequio ai potenti e cercano di ingraziarsi la loro protezione; altre ancora sopravvivono mortificandosi. Attualmente la globalizzazione del mercato e dell’impoverimento, del pensiero forte che unifica schiacciando, della forza e delle armi come garanzia di una sicurezza che è esclusivamente la propria sicurezza, l’assolutizzazione della scienza senz’etica, della tecnologia che diventa tecnocrazia; la consuetudine di democrazie formali, non rappresentative in modo veritiero di persone, comunità, di diritti umani per tutti portano all’individualismo, alla frammentazione, all’incomunicabilità. Sotto la logica del dominio, del materialismo, dell’uniformità; di decisioni che riguardano solo la condizione della parte privilegiata dell’umanità non ci può essere intesa a collaborare al bene di tutti. Anche considerando le situazioni delle nostre comunità, della nostra società, prevale un pensiero unico che pretende di uniformare le diversità cominciando dal non riconoscerle: riguardino esse la cultura, la sessualità, le fedi religiose, la lingua, i ritmi stessi della vita, il cibo. Le identità monolitiche e chiuse considerano le diversità come un pericolo da cui difendersi, anche da aggredire, comunque da ricondurre a sé con la pretesa della rinuncia alla loro diversità. Lo Spirito di Dio, lo Spirito della vita è la forma dinamica e positiva che alimenta le diversità e le sollecita ad esprimersi nel pluralismo delle loro presenze ed espressioni per contribuire tutte alla vita positiva di tutta la famiglia umana, quindi ad un progetto comune. Si può pensare ad una lingua comune nella quale ci si può intendere e che precede i diversi idiomi e le diverse culture e fedi religiose? É il linguaggio dell’amore, dell’attenzione, della giustizia, della cooperazione, della solidarietà e della pace. “Gesù disse di nuovo:- La pace sia con voi. Come il Padre ha mandato me, così io mando voi- Poi soffiò su di loro e disse: - Ricevete lo Spirito Santo.” Oggi possiamo vivere in modo più diretto, coinvolti dalle diversità, l’esperienza dello Spirito di Dio che passa attraverso le stesse arterie vitali per cui passano le speranze autentiche dell’ umanità e percepire in modo più evidente come l’universalità non può essere costretta in localismi; settorialismi e ristrettezze. La Chiesa stessa diffusa in situazioni così diverse dovrebbe essere un segno di diversità e pluralismo: la stessa fede, lo stesso Vangelo vissuti e comunicati nelle diverse culture, teologie e lingue; non una Chiesa quindi che confonde l’unità e la comunione con l’uniformità.
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