DOMENICA 12 GIUGNO 2011 Atti degli Apostoli 2,1-13 Vangelo di Giovanni 20, 19-23
12/06/2011
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La comunicazione fra le differenze per l’umanità planetaria
Atti degli Apostoli 2,1-13 Vangelo di Giovanni 20, 19-23

Quando venne il giorno della Pentecoste, i credenti erano riuniti tutti insieme nello stesso luogo.
All’improvviso si sentì un rumore in cielo, come quando tira un forte vento, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Allora videro qualcosa di simile a lingue di fuoco che si separavano e si posavano sopra ciascuno di loro. Tutti furono riempiti di Spirito Santo e si misero a parlare in altre lingue, come lo Spirito Santo concedeva loro di esprimersi. A Gerusalemme c'erano Ebrei, uomini molto religiosi, venuti da tutte le parti del mondo. Appena si sentì quel rumore, si radunò una gran folla, e non sapevano che cosa pensare. Ciascuno infatti li sentiva parlare nella propria lingua, per cui erano pieni di meraviglia e di stupore e dicevano: «Questi uomini che parlano sono tutti Galilei? Come mai allora li sentiamo parlare nella nostra lingua nativa? Noi apparteniamo a popoli diversi: Parti, Medi e Elamiti. Alcuni di noi vengono dalla Mesopotamia, dalla Giudea e dalla Cappadòcia, dal Ponto e dall' Asia, ,o dalla Frigia e dalla Panfilia, dall'Egitto e dalla Cirenaica, da Creta e dall' Arabia. C'è gente che viene perfino da Roma: "alcuni sono nati ebrei, altri invece si sono convertiti alla religione ebraica. Eppure tutti li sentiamo annunziare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto». Se ne stavano li pieni di meraviglia e non sapevano che cosa pensare. Dicevano gli uni agli altri: «Che significato avrà tutto questo?».
Altri invece ridevano e dicevano: «Sono completamente ubriachi».

La sera di quello stesso giorno, il primo della settimana, i discepoli se ne stavano con le porte chiuse per paura dei capi ebrei. Gesù venne, si fermò in piedi in mezzo a loro e li salutò dicendo: « La pace sia con voi». Poi mostrò ai discepoli le mani e il fianco, ed essi si rallegrarono di vedere il Signore. Gesù disse di nuovo: «La pace sia con voi. Come il padre ha mandato me, così io mando voi». Poi soffiò su di loro e disse: «Riceverete lo Spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati».

LA RIFLESSIONE AUDIO E' DI Don GALLO

LA RIFLESSIONE DI PIERLUIGI DI PIAZZA

Oggi che nel nostro Paese viviamo con qualche milione di persone (oltre cinque regolarizzate) che vengono da altrove; che nella nostra Regione viviamo con oltre centomila; che nelle scuole della provincia di Udine gli alunni stranieri sono più di cinque mila, l’8,4% del totale, possiamo essere favoriti nella percezione dell’esperienza che la prima comunità cristiana ha vissuto a Pentecoste, di cui in questa domenica si vive la memoria nelle nostre comunità cristiane, riferendoci al racconto degli Atti degli Apostoli (2,1-13) e al brano del Vangelo di Giovanni (20, 19-23). La questione è una costante fra le più delicate e difficili della storia dell’umanità: quella cioè del rapporto fra uguaglianza e differenze; fra unità e diversità, in qualche modo anche fra libertà e leggi, ordinamenti.
La Bibbia ci propone l’interpretazione sapienziale della storia dell’umanità. Adamo ed Eva, rappresentanti degli uomini e delle donne, pretendono di diventare come dio; “sarete come dei” e come conseguenza, sperimentano la rottura dell’equilibrio armonico che vivevano fra di loro e con tutti gli esseri viventi, come sarebbe stato e continua ad essere nel progetto di Dio creatore.
L’aspirazione all’onnipotenza induce, infatti, a non considerare gli altri con pari dignità, ma inferiori, da usare strumentalmente, su cui imporre decisioni; da eliminare se si ritiene non servano. La competizione porta facilmente a rivalità, avversione, inimicizia, a violenza per eliminare l’altro.
Infatti, Caino uccide il fratello Abele.
Le vicende personali si allargano a centri concentrici, a comunità e a popoli e diventano situazioni strutturali: quelle di gruppi di potere economico, politico, militare, mediatico che pretendono di imporre alle comunità, a popoli interi, a parti del Pianeta i loro progetti di dominio, di sfruttamento, di
usurpazione, usando anche le strategie, i metodi e i mezzi più terribili.
Il gruppo che ha costruito la torre di Babele come sfida a Dio e prepotenza e dominio sugli altri, ha inteso riaffermare che il suo potere è assoluto e indiscutibile, che impone uniformità di mentalità, di lingue, di comportamenti.
Di fatto, le differenze ci sono e chiedono di potersi esprimere, di essere ascoltate, di poter contribuire, insieme alle altre al fine del bene comune.
Se questa apertura, se questa dinamica è impedita e repressa la conseguenza è una “babele”, cioè una confusione degli atteggiamenti e delle lingue, delle diversità che non possono incontrarsi se non in modo confuso, senza un progetto, perché il progetto è imposto dall’alto. In questa confusione, alcuni cercheranno di esprimere la loro diversità di nascosto; altri faranno opposizione al potere; altri diventeranno collaborazionisti e anche delatori. Se manca il fine del bene comune, le conseguenze sono le divisioni, le contrapposizioni, i contrasti, le violenze.
Lo Spirito di Dio in modo alternativo sollecita ed anima ad esprimere le proprie diversità per il bene comune. A Gerusalemme, sono presenti tante persone, di popoli diversi: essi capiscono le parole e il messaggio degli apostoli coinvolti dall’esperienza dello Spirito che anima le diversità ad esprimersi e a collaborare per il bene comune. “Eppure tutti li sentiamo annunziare, ciascuno nella sua lingua, le grandi cose che Dio ha fatto”. Lo stupore è grande. Qualcuno s’interroga, altri ridono e li considerano ubriachi. Quante sono le culture sulla faccia del Pianeta e ora fra noi? E le lingue?
E l’arte, la musica, i cibi, i vestiti, le spiritualità? C’è davvero una straordinaria diversità. Lo Spirito ci anima a comunicare le diversità, a favorire il loro incontro, la loro conoscenza e reciprocità per il bene comune di un’umanità veramente umana. La prospettiva è quella del superamento di ogni chiusura etnocentrica, di identità chiuse, difensive e aggressive; per vivere identità aperte nel dare e nel ricevere. Infatti, i doni dello spirito sono la serenità e l’equilibrio interiore e nelle relazioni; il perdono che accoglie, conforta, incoraggia; la pace come situazione profonda, personale e storica.

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