DOMENICA 19 GIUGNO 2011 Vangelo di Giovanni 3, 16-18
19/06/2011

IL MISTERO E LA RIVELAZIONE DI DIO: Padre, Figlio, Spirito Santo
Vangelo di Giovanni 3, 16-18

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede nel Figlio non è condannato. Chi non crede, invece, è già stato condannato, perché non ha creduto nell’unico Figlio di Dio.

LA RIFLESSIONE DI PIERLUIGI DI PIAZZA

La questione di Dio resta sempre aperta: della fede in Lui come ricerca, intuizione, vissuto, dubbio, ancora ricerca, affidamento; e anche della posizione di non ritenere possibile né credibile il riferimento a Lui, alla sua presenza, insomma il non credere in Lui.
Ambedue le posizioni, con le diverse accentuazioni e sfumature, esprimono una loro dignità, da riconoscere. Essere credenti e non credenti autentici è assumere nella vita una posizione esigente che chiede serietà e autenticità. Probabilmente nessuna delle due posizioni è da ritenersi come definitiva; si vive sempre infatti, la possibilità di essere interrogati, provocati dalla vita e dalla storia. E’ importante poi considerare che quando si parla di Dio siamo sempre noi esseri umani ad esprimerci con la nostra cultura, la nostra lingua, i nostri simboli e riti, parte, pure importante, di un tempo e di un luogo della storia umana contingenti.
Basti pensare a come si parla di Dio non solo nelle diverse fedi religiose, ma nella stessa fede cristiana, nel pluralismo delle teologie: quella del nostro mondo occidentale non è la teologia india e questa non è quella delle comunità dell’africa nera. E’ ancora di fondamentale importanza evidenziare insieme alle possibili e già elaborate critiche alla religione della fuga, della compensazione, della sublimazione, del soccorso miracolistico alle fragilità e debolezze umane, l’esistente politeismo e quindi relativismo riguardo a Dio, utilizzato in modo strumentale.
Non è possibile, infatti, riferirsi egualmente al Dio dei ricchi e dei poveri; di coloro che affermano la guerra e di coloro che s’impegnano per la pace; delle persone e forze politiche razziste e di quelle che si impegnano per l’accoglienza; dei mafiosi e di coloro che lottano contro le mafie, fino a dare la vita; di chi vive da materialista e consumista e di chi vive i modo sobrio e diffonde questa cultura e questa prassi. Ecco, c’è un dio in cui non credere: il dio del denaro, del potere, della violenza, della guerra, del razzismo; del dogmatismo; del culto separato dalla vita; dei pregiudizi e delle discriminazioni dei diversi; della religione del potere.
C’è un Dio in cui poter credere; è il Dio che ci rivela Gesù di Nazaret, il Dio umanissimo che sta in mezzo, vive la compassione; accoglie, ascolta, guarisce, perdona, incoraggia. Insegna a condividere e a servire; a dedicarsi con amore e gratuità; a liberarsi dall’inimicizia e dalla violenza.
Un Dio che si immerge nella storia, tanto da diventare vittima del potere che nega ogni cambiamento profondo dei cuori e delle coscienze e poi certo delle istituzioni e delle leggi.
Questo Gesù, è il Figlio che ci rivela il Padre che è stato da lui inviato, come ci comunica il Vangelo di questa domenica (Giovanni 3,16-18): “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio perché chi crede in lui non muoia ma abbia vita eterna”. Un Dio Padre della vita, quindi della liberazione da ogni forma di ingiustizia, oppressione, violenza e morte. Un Padre amorevole che accoglie tutte e tutti in qualsiasi situazione e condizione; che ascolta, capisce, perdona, incoraggia. Un Dio Padre da pregare personalmente e insieme: “Padre nostro”, esprimendogli nella preghiera esigenze, sofferenze, speranze, a cominciare dalla condivisione del pane della giustizia.
Dio si rivela come forza dello Spirito, lo Spirito della profezia, del coraggio, della resistenza, della dedizione; lo Spirito che anima le diversità ad esprimersi per il bene comune; lo Spirito che anima la ricerca della verità, della giustizia, della legalità e della pace; lo Spirito che nutre il sogno di un’umanità umana e la forza per contribuire a realizzarlo. Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo; le diversità a comporre l’unità dell’amore incondizionato dell’unico Dio.

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