DOMENICA 15 LUGLIO 2012 Marco 6,7-13
15/07/2012
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DOMENICA 15 LUGLIO 2012
PER ESSERE DISCEPOLI CREDIBILI
E’ RICHIESTA LA COERENZA
Vangelo Marco 6,7-13

Chiamò i dodici apostoli e cominciò a mandarli qua e là, a due a due. Dava loro il potere di scacciare gli “spiriti maligni” e diceva: “Per il viaggio, prendete un bastone e nient’altro; né pane, né borsa, né soldi in tasca. Tenete pure i sandali, ma non due vestiti”. Inoltre raccomandava: “quando entrate in una casa, fermatevi finché è ora di andarvene da quella città. Se la gente di un paese non vi accoglie e non vuole ascoltarvi, andatevene e scuotete la polvere dai piedi: sarà un gesto contro di loro”.
I discepoli allora partirono. Essi predicavano dicendo alla gente di cambiare vita, scacciavano molti demoni e guarivano molti malati ungendoli con olio.

Negli anni ’70 e ‘80 hanno vissuto per lungo tempo con i Nomadi nel campo di via Monte sei busi a Paderno (Udine) tre “Piccoli Fratelli del Vangelo”: Bernardo e Ivan, francesi e Marco, italiano; prima di loro Luigino; dopo di loro, in anni recenti don Federico;
Le caratteristiche della vita comunitaria sono: la partecipazione alla situazione della popolazione che si sceglie; la condivisione dei beni; il lavoro per garantire una vita essenziale, povera, sobria; la preghiera e la disponibilità alle persone. Quando sono stato in Puglia a ripercorrere le strade di don Tonino Bello, vescovo profeta e poeta, sono entrato a Molfetta nel palazzo vescovile, dove lui abitava, per osservare quel luogo "istituzionale" della diocesi dove lui aveva accolto famiglie senza casa e anche una giovane donna prostituta con la sua bambina, si può immaginare con quali reazioni.
Quando a San Salvador sono entrato nel luogo dove si ritirava per passare la notte il vescovo Romero, poi ucciso il 20 marzo 1980 nell'attigua cappella, mi sono sorpreso e commosso da tanta semplicità ed essenzialità: una sorta di prefabbricato, due stanzette e minuscolo bagno, all'ingresso di un ospedale che accoglieva una sessantina di persone ammalate di cancro.
Dom Helder Camara, vescovo di Olinda e Recife in Brasile, profeta, viveva realmente povero. Abitava nella sacrestia di una vecchia cappella dei tempi delle colonie. Non aveva automobile, non aveva un'inserviente. Pranzava al bar dell'angolo, dove mangiavano gli operai che lavoravano nella zona. Apriva lui la porta e accudiva i poveri che passavano di là. Era un mistico che viveva costantemente alla presenza di Dio e irradiava fede e speranza. Si alzava tutte le notti alle due dell'alba per pregare e molte volte scriveva le sue preghiere: di esse ha lasciato 6mila pagine.
Dom Leonidas Proaño, vescovo in Equador degli Indios abitava in una casa di esercizi, dove occupava due piccole stanze, una per i libri e l'altra per il letto. Visitava le comunità oppresse degli indios, mangiava con loro, dormiva con loro. Usava il poncho come loro. L'unica differenza era che usava una cravatta vecchia di 25 anni. Christophe Munzihirwa vescovo del Congo, martire, ucciso nel 1999 perché uomo e vescovo della giustizia e della verità, del coraggio e della resistenza, aveva solo due camice e due paia di calzoni che si lavava da solo.
Alla fine del Concilio, 16 novembre 1965, si riunì alle catacombe di Santa Domitilla, a Roma, un gruppo di 40 vescovi che firmarono il cosiddetto “patto delle catacombe della Chiesa serva e povera”. Più tardi, altri vescovi espressero la loro adesione. Eccone alcuni impegni:
-“Cercheremo di vivere secondo lo stile ordinario della nostra popolazione, per quanto riguarda l'abitazione, il nutrimento, i mezzi di locomozione e tutto quello che vi è collegato.
-Non possederemo mobili, né immobili, nei conti in banca intestati a nostro nome; se dovremo possedere, metteremo tutto a nome della diocesi o delle opere sociali o caritative.
-Desideriamo di non essere chiamati oralmente o per iscritto con nomi o titoli che esprimano grandezza e potenza (Eminenza, eccellenza, monsignore): preferiremmo essere chiamati con il nome evangelico di padre.
-Eviteremo nel nostro comportamento e nelle nostre relazioni sociali, tutto quello che sembra riconoscere privilegi, priorità o anche preferenze qualsiasi ai ricchi e ai potenti (esempio: pranzi offerti o accettati, classi nei servizi religiosi).
-Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, della nostra riflessione, del nostro cuore, dei nostri mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi di lavoratori, degli economicamente deboli o dei sottosviluppati.
-Coscienti delle esigenze della giustizia, della carità e dei loro rapporti reciproci, cercheremo di trasformare le opere di beneficenza in opere sociali fondati sulla carità e la giustizia”.
Questi sono indubbiamente i segni chiari e luminosi di attuazione coerente del Vangelo di questa domenica (Marco 6,7-13): Gesù chiamò i dodici apostoli e cominciò a mandarli qua e là, a due a due. Dava loro il potere di scacciare gli “spiriti immondi” e diceva: “Quando vi mettete in viaggio, prendete un bastone e nient’altro; né borsa, né soldi in tasca. Tenete pure i sandali, ma non due vestiti. I discepoli allora partirono. Essi predicavano dicendo alla gente di cambiare vita, scacciavano molti demoni e guarivano molti malati ungendoli con olio”.

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