DOMENICA 1 MARZO 2015 Vangelo Marco 9,2-13
01/03/2015
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DOMENICA 1 MARZO 2015
L’importanza di esperienze di trasfigurazione 
per vivere con significato la quotidianità
Vangelo Marco 9,2-13

Sei giorni dopo, Gesù prese con sé tre discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, e li portò su un alto monte, in un luogo dove non c’era nessuno. Là, di fronte a loro, Gesù cambiò aspetto: i suoi abiti diventarono splendenti e bianchissimi. Nessuno a questo mondo avrebbe mai potuto farli diventar così bianchi a forza di lavarli. Poi i discepoli videro anche il profeta Elia e Mosè: stavano accanto a Gesù e parlavano con lui. Allora Pietro cominciò a parlare e disse a Gesù; “maestro, è bello stare qui! Prepareremo tre tende: una per te, una per Mosè e una per Elia”. Parlava così, ma non sapeva che cosa dire; infatti erano spaventati. Poi apparve una nuvola che li avvolse con la sua ombra e dalla nuvola, si fece sentire una voce: “Costui è il Figlio mi, che io amo. Ascoltatelo.” I discepoli si guardarono subito attorno, ma non videro più nessuno: con loro c’era soltanto Gesù. Poi scesero dal monte e Gesù ordinò di non raccontare a nessuno quello che avevano visto, prima che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti. I discepoli ubbidirono a quest’ordine, ma discutevano tra  di loro che cosa volesse dire con queste parole:: “risuscitare dai morti”. Poi domandarono a Gesù: “Perché i maestri della legge dicono che prima di tutto deve tornare il profeta Elia?” Egli rispose: “E’ vero, prima deve venire Elia per mettere in ordine ogni cosa. Eppure che cosa dice la Bibbia a proposito del Figlio dell’uomo? Dice che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Ebbene, io vi assicuro che Elia è già venuto, ma gli hanno fatto tutto quello che hanno voluto, così come la Bibbia dice di lui”.


Nelle nostre storie viviamo spesso l’esperienza del rapporto fra le dimensioni esteriori e quelle interiori; il rapporto stretto fra di loro o la loro lontananza. Alle volte restiamo proprio sorpresi a cominciare dai nostri comportamenti: quando viviamo uno slancio di disponibilità e gratuità di cui non ci ritenevamo capaci; quando manifestiamo un comportamento scostante e aggressivo di cui ci stupiamo. E così avviene nelle relazioni con gli altri: alle volte diciamo alla persona stessa: “Non avrei mai pensato che tu fossi così”; e questo per dimensioni positive e negative. 
Chi siamo veramente? La nostra figura esteriore in che misura e profondità corrisponde alla nostra interiorità? Tutti noi abbiamo vissuto esperienze di particolare profondità quando siamo riusciti ad andare oltre la figura già conosciuta e a scoprire dimensioni inedite; e questo in una relazione di amore a di amicizia; in una esperienza di dedizione gratuita in un progetto; paradossalmente in una situazione di malattia e di dolore che ha favorito vicinanza, profondità, essenzialità, riscoperta di dimensioni fondamentali, quelle che veramente valgono, restano, permangono.
Possiamo ancora testimoniare esperienze di trasfigurazione nel rapporto di silenzio e contemplazione con l’ambiente vitale, fra le montagne, in riva al mare, all’alba o al tramonto. E così avviene nell’esperienza spirituale, in momenti di particolare intuizione e intensità.
Il Vangelo di questa domenica (Marco 9, 2-13) ci racconta l’esperienza vissuta dai tre discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni con Gesù su un alto monte, da soli. Per descrivere la sorprendente novità della situazione si evidenziano il cambiamento di aspetto di Gesù, i suoi abiti che diventano splendenti e bianchissimi, il fatto che i tre discepoli vedono presenti il profeta Elia costretto dal potere a fuggire a motivo della sua coerenza e Mosè il leader del cammino della liberazione del popolo. Pietro esprime a Gesù il suo entusiasmo e il desiderio di poter proseguire a lungo nell’esperienza di luce e profondità organizzandone la continuità e installando tre tende dove alloggiare. I tre discepoli sono piuttosto storditi e non comprendono veramente quello che stanno vivendo. Sulla montagna appare una nuvola che nella Bibbia è segno della presenza di Dio: da lì proviene una voce che afferma nei confronti di Gesù: “Questo è il Figlio mio, che io amo. Ascoltatelo!”
L’intensità dell’esperienza termina; la luminosità cessa; “i discepoli si guardarono subito attorno; ma non videro più nessuno: con loro c’era solo Gesù.”
I tre discepoli hanno intuito in profondità chi è Gesù di Nazaret, oltre alle esperienze vissute fino a quel momento con lui; ora rientrano nella quotidianità; Gesù raccomanda loro mentre scendono dal monte di non raccontare quell’esperienza fino a quando lui sarebbe risorto dai morti. Ora li aspetta la fatica della quotidianità che si può affrontare con la ricchezza acquisita sul monte. Così per noi; sono indispensabili le esperienze di trasfigurazione per affrontare con coraggio, coerenza, pazienza attiva e perseveranza le esperienza di ogni giorno.


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