DOMENICA 10 MAGGIO 2015 Vangelo Giovanni 15, 9-17
10/05/2015
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DOMENICA 10 MAGGIO 2015
Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi
Vangelo di Giovanni 15, 9-17

“Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi: rimanete nel mio amore! Se metterete in pratica i miei comandamenti, sarete radicati nel mio amore; allo stesso modo io ho messo in pratica i comandamenti del Padre mio e sono radicato nel suo amore. Vi ho detto questo, perché la mia gioia sia anche vostra, e la vostra gioia sia perfetta. Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate quello che io vi comando. Io non vi chiamo più schiavi perché lo schiavo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici, perché vi ho fatto sapere tutto quello che ho udito dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma io ho scelto voi, e vi ho destinati a portare molto frutto-un frutto duraturo. Allora il Padre vi darà tutto quello che chiederete nel nome mio. Questo io vi comando: amatevi gli uni gli altri”.

Quello che è chiamato il “comandamento dell’amore” è presente nell’ispirazione originaria di tutte le fedi religiose e si esprime nella laicità della storia in diverse dichiarazioni a partire dalla nostra Costituzione (Dicembre 1947), per riferirsi alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo (dicembre 1948), e ad altre ancora. Si nota solo qualche sfumatura nell’affermazione degli stessi orientamenti e contenuti: 
“Non bisognerebbe comportarsi verso gli altri in un modo che non è gradito a se stessi: questa è l’essenza della morale” (Induismo).
“Una condizione che non è gradita o piacevole per me non lo deve essere nemmeno per lui e una condizione che non è gradita o piacevole per me come posso imporla ad un altro?” (Buddismo)
“Non fare agli altri ciò che non vuoi che essi facciano a te.” (Ebraismo)
“Quello che non desideri per te non farlo neppure ad altri uomini.” (Confucio)
“Nessuno di voi è un credente fintanto che non desidera per il proprio fratello quello che desidera per sé.” (Islam) 
“Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi anche voi fatelo a loro.” (Gesù di Nazaret)
Nel Vangelo di questa domenica (Giovanni 15, 9-17) Gesù mette in relazione la pratica dei comandamenti alla fonte, all’ispirazione e al sostegno di questa attuazione: “Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici. Voi siete miei amici se fate quel che io vi comando. Io non vi chiamo più schiavi perché lo schiavo non sa che cosa fa il suo padrone. Vi ho chiamati amici…”
Quali sono i contenuti e la qualità dell’amore? Quale coinvolgimento, quali decisioni e azioni richiede nella nostra vita? Gesù stesso si propone come modello e quindi come criterio di valutazione: l’amore ai fratelli dovrebbe ispirarsi e riproporre l’amore con cui lui si è incontrato con le persone.
Un amore espressione della continua com-passione, del patire con la storia delle persone, con la loro condizione esistenziale.
Il seguente e diretto coinvolgimento diventa prendersi a cuore, prendersi cura, ascoltare, esprimere parole e gesti di vicinanza, perdono, guarigione dell’animo e del corpo, fiducia, incoraggiamento, comunicazione di coraggio e di pace interiore.
Quindi amare seguendo l’esemplarità di Gesù di Nazaret e lasciandosi coinvolgere da lui significa vivere, nutrire, praticare questa disponibilità interiore che si fa esperienza di vita: nella pratica dell’ascolto, nella condivisione delle situazioni, nella scelta di gesti concreti, di disponibilità ulteriore con quella gratuità che non calcola, non pretende risultati immediati ed evidenti per motivare o sospendere la disponibilità.
Anche l’organizzazione della prossimità per l’aiuto concreto e organizzato a più persone esige continuamente la fonte e il nutrimento dell’amore, altrimenti su riduce l’azione ad un attivismo senz’anima, senza motivazioni e finalità profonde.
La politica stessa dovrebbe essere attraversata dall’amore alle persone nelle loro condizioni concrete, al bene comune da perseguire con continuità. Papa Paolo VI ebbe a dire che la politica è (diciamo pure dovrebbe essere) la più alta espressione della carità. L’amore come dimensione interpersonale, come ampliamento a più persone, al prossimo, anche sconosciuto che si incontra; come anima e disponibilità del nostro agire con attenzione alle persone e alla loro dignità, a partire da chi, in diverse situazioni, fa più fatica a vivere.


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