DOMENICA 5 LUGLIO 2015 Vangelo Marco 6, 1-5
05/07/2015
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DOMENICA 5 LUGLIO 2015
La forza dei profeti
Il rifiuto dei profeti
Vangelo di Marco 6, 1-5

Gesù lasciò quel luogo e tornò nella sua città, accompagnato dai discepoli. Quando fu sabato, cominciò a insegnare nella sinagoga e molti di quelli che lo ascoltavano erano sbalorditi. Dicevano: “Ma dove ha imparato tutte queste cose? Chi gli ha dato tutta questa sapienza? Come mai è capace di compiere miracoli così grandi? Non è lui il falegname, il figlio di Maria e il fratello di Giacomo, Joses, Giuda e Simone? e le sue sorelle, non vivono qui in mezzo a noi?” E perciò non gli davano ascolto. Ma Gesù disse loro: “Un profeta è disprezzato soprattutto nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua casa”. Così in quell'ambiente non ebbe la possibilità di fare miracoli (guarì soltanto pochi malati posando le mani su di loro). E si meravigliava del fatto che quella gente non avesse fede.

Perché quel prete, don Primo Mazzolari, sta diventando sempre più coraggioso? Perché si espone tanto e ora viene arrestato dai fascisti? Chi gli da la forza di dir le verità, di affermare con convinzione e risolutezza che non si deve mai uccidere, che “ogni guerra è fratricidio, oltraggio a Dio e all’uomo…che crediamo in una rivoluzione che preferisce il morire al far morire?” Decide e parla così perché è autentico discepolo di Gesù.
Perché don Lorenzo Milani compie il suo mistero di prete diventando maestro, facendo scuola prima a San Donato di Calanzano, poi a Barbiana? Con lui da luogo di emarginazione diventa luce sula montagna, insegnamento evangelico e culturale, perché per lui l’annuncio del Vangelo si attua nell’elevare la coscienza e l’umanità di quei ragazzi, altrimenti destinati all’emarginazione.
Crede forse di essere un prete diverso, speciale, dato che vorrebbe anche poter comunicare al cardinale di Firenze e ai preti della Diocesi che con il suo spendersi come insegnante su quella montagna vive pienamente l’incarnazione della sua fede, l’attuazione del Vangelo? Don Lorenzo decide e parla così perché è autentico discepolo di Gesù. 
E padre Davide Turoldo frate dei Servi di Maria perché pretende “che siano i poveri la causa della sua vocazione, il contenuto della sua fede, la fonte di ispirazione della sua poesia e della sua predicazione? Perché dice di essersi fatto loro voce, sempre a sognare i grandi sogni di umanità e giustizia? Cosa crede di conquistare affermando in continuità insieme fedeltà e libertà? Perché si appassiona per le sorti dell’umanità povera e oppressa; perché pretende di dibattere con Dio, di riscrivere i salmi perché la gente possa capirli e cantarli? Non era lui figlio di una povera famiglia di contadini di Coderno, in Friuli? E’ stato così per essere fedele al Dio di Gesù.
E padre Ernesto Balducci non era forse figlio di un minatore di Santa Fiora, alle pendici del Monte Amiata? Diventato prete dell’Ordine degli Scolopi perché ha vissuto una mutazione antropologica e da prete cultore del sacro è diventato annunciatore fedele della Parola e seguendo il Vangelo si è assunto l’impegno di indagine, di conoscenza e di comunicazione; si è speso per la cultura della pace, per sollecitare all’incontro con l’altro e la sua diversità; ha prefigurato l’uomo planetario, unendo così il villaggio da cui era partito al Pianeta. E’ stato così per essere fedele alla profezia del Vangelo. E quel don Pino Puglisi come poteva pretendere di portare giustizia nel quartiere di Brancaccio a Palermo, di educare i giovani alle responsabilità personale per non lasciarli coinvolgere dalla mentalità mafiosa? Ma, visto che in questo era determinato, si è deciso di ucciderlo. E questo perché è stato fedele al Vangelo. E don Beppe Diana cosa pretendeva di sfidare la camorra chiamando tutti a dire la verità dai tetti, a vincere la rassegnazione e la paura? Così è andato incontro alla morte. E questo per essere fedele al suo essere prete, annunciatore del Vangelo nella storia. 
E il Vescovo Romero perché non è rimasto com’era conosciuto dai più, certo zelante, attento ai poveri, ma anche accomodante con il potere; perché si è lasciato convertire dal popolo al Vangelo? Perché è diventato così coraggioso nel dire sempre e di fronte a tutti la verità, nel difendere in modo appassionato i poveri? Per seguire Gesù anche nel martirio. Sono questi alcuni significativi esempi fra tanti altri possibili. Pare possano favorire la comprensione del Vangelo di questa domenica (Marco 6, 1-5). Vi leggiamo il racconto dell’incontro di Gesù con i suoi compaesani a Nazaret. Quando lo sentono insegnare nella sinagoga si meravigliano di lui, si chiedono dove ha imparato tante cose, chi gli ha dato questa sapienza, com’è in grado di compiere gesti così significativi, dato che conoscono la sua origine e la sua vita a Nazaret. E non vogliono più sapere di lui. “Un profeta è disprezzato soprattutto nella sua patria, tra i suoi parenti e nella sua famiglia”, che è anche la società e la Chiesa. E’ la storia dei profeti di sempre.


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