DOMENICA 12 LUGLIO 2015 Vangelo Marco 6, 7-13
12/07/2015
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DOMENICA 12 LUGLIO 2015
Una Chiesa autentica:
annuncia e agisce con coerenza
Vangelo di Marco 6, 7-13

Poi Gesù andò a insegnare nei villaggi dei dintorni. Chiamò i dodici apostoli e cominciò a mandarli qua e là, a due a due. Dava loro il potere di scacciare gli spiriti maligni e diceva: “Per il viaggio, prendete un bastone e nient’altro; né pane, né borsa, né soldi in tasca. Tenete pure i sandali, ma non due vestiti”. Inoltre raccomandava: “Quando entrate in una casa, fermatevi finché è ora di andarvene da quella città. Se la gente di un paese non vi accoglie e non vuole ascoltarvi, andatevene e scuotete la polvere dai piedi: sarà un gesto contro di loro”. I discepoli allora partirono. Essi predicavano dicendo alla gente di cambiare vita, scacciavano molti demoni e guarivano molti malati ungendoli con olio.

Avvolti dalla complessità della storia stiamo vivendo l’esigenza di un profondo, radicale cambiamento. La situazione dei profughi è emblematica al riguardo: 60 milioni di persone sono in cammino sul Pianeta a causa di povertà, fame, sete, violenze, guerre, violazione dei diritti umani, cambiamenti climatici, mutazione degli ecosistemi.
Di fatto sono l‘evidenza di una ingiustizia e disumanità strutturali; l’Europa che ha dibattuto sull’importanza di affermare nella sua Costituzione le radici cristiane ha un atteggiamento vergognoso a livello culturale, etico, religioso. L’Italia, paese che continua a vantarsi di essere cristiano-cattolico non ha una legge sull’immigrazione (la Bossi Fini del 2002 è inservibile) e nemmeno una legge organica sui richiedenti asilo.
Il numero dei profughi che riguardano l’Europa e l’Italia sono minimi rispetto a quelli accolti nei paesi accanto e che sono in gran parte paesi poveri. Certamente la questione non è facile, ma soprattutto perché per lungo tempo la politica è stata colpevolmente assente e non ha predisposto un progetto preventivo di accoglienza. Nella nostra società, nelle Regioni del Nord, non in quelle del Sud, in una parte della popolazione si è diffusa un’emotività irrazionale che una certa politica interpreta e alimenta con parole e atteggiamenti riprovevoli, vantandosi per altro di riferimenti cristiani.
Si dovrebbe sapere che cristianesimo e razzismo sono inaccostabili e chi è razzista non può essere cristiano.
Le reali difficoltà economiche, l’incertezza diffusa, le paure del diverso e del futuro favoriscono la logica del capro espiatorio che scarica sull’altro, diverso tutte le difficoltà e le responsabilità.
E’ fondamentale una crescita culturale ed etica per progettare e attuare scelte adeguate che progressivamente diano risposte di cooperazione con i paesi di provenienza e di accoglienza.
In questo contesto c’è una presenza di importanza, riferimento e significato del tutto particolari. Francesco, vescovo di Roma e papa esprime parole, riflessioni e segni che interpretano, denunciano, propongono. L’enciclica “Laudato sii, cura della casa comune” si pone come un dono a tutta l’umanità. Francesco in questi due anni e tre mesi continua a proporre a attuare la Chiesa del Vangelo: povera e dei poveri, che abita le periferie esistenziale; ospedale da campo dove è fondamentale vibrare nel cuore e curvarsi a curare le ferite; accogliente e misericordiosa. Il Vangelo di questa domenica incoraggia questa prospettiva (Marco 6, 7-13); ci racconta come Gesù invia due a due i suoi discepoli dando loro la possibilità di “scacciare gli spiriti maligni”, cioè di liberare dal male, di rasserenare, di infondere fiducia. Raccomanda di essere poveri “prendete il bastone e nient’altro: né borsa, né soldi in tasca, né due vestiti”. Di essere convinti e liberi nell’annuncio tanto da andare altrove quando si constata il rifiuto. I discepoli partono, annunciano, invitano a cambiare vita cioè a vivere una fede profonda e sincera, a impegnarsi per la verità e la giustizia, l’accoglienza, il perdono, la fratellanza, Annunciano e insieme agiscono “scacciano molti demoni e guariscono molti malati ungendoli con olio”. Una missione ricca di fede incarnata nella storia, per questo di umanità sensibile e disponibile che comunica segni di umanità, con vicinanza, condivisione, sostegno. Se la Chiesa non è questa è un’istituzione fra le altre con un’apparente copertura religiosa. Ma perché papa Francesco suscita imbarazzo in tanti vescovi, preti, religiosi e certo in chi non condivide la sua disponibilità all’accoglienza di ogni persona, qualsiasi sia la sua condizione esistenziale e la sua provenienza?


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