DOMENICA 20 Marzo 2016 Vangelo Luca 19,28-34 - 23,44-49
20/03/2016

DOMENICA 20 MARZO 2016
Degli Ulivi e della Passione
Vangelo di Luca 19,28-34

Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Bètfage e a Betània, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: «Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale non è mai salito nessuno. Slegatelo e conducetelo qui. E se qualcuno vi domanda: «Perché lo slegate?», risponderete così: «Il Signore ne ha bisogno»». Gli inviati andarono e trovarono come aveva loro detto. Mentre slegavano il puledro, i proprietari dissero loro: «Perché slegate il puledro?». Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno».

Vangelo di Luca 23,44-49

Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò.
Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest'uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo.

Due riflessioni che si intrecciano in questo domenica degli Ulivi e della passione, a partire dai due brani del Vangelo che ci propongono i due eventi.
Papa Francesco nel descrivere il proliferare delle guerre in atto sul pianeta ha parlato di una "terza guerra mondiale a pezzi"; a Redipuglia il 13 settembre 2014 ha dichiarato la guerra è "una follia", riprendendo la simile affermazione di Papa Giovanni XXIII nell'enciclica “Pacem in terris” dell'aprile 1963.
Ancora Papa Francesco ha più volte denunciato la produzione e il commercio delle armi che arricchiscono pochi e uccidono una moltitudine.
Si resta sconcertati di fronte a tante guerre, alla contraddizione clamorosa fra l'auspicio della Pace, le dichiarazioni della sua indispensabilità e le continue smentite storiche; le cause sono il dominio geopolitico, la conquista di territori per il possesso delle fonti energetiche; l'illusione che le armi risolvono i conflitti fra comunità e popoli.
Si può parlare del terrorismo dei fondamentalisti e di quello degli Stati che sequestrano, torturano, fanno sparire le persone.
Insieme alle concause, anche quelle ideologiche, nazionaliste, religiose, resta imprescindibile la questione antropologica di fondo: sul perché l'essere umano così facilmente passi la fragile soglia fra non violenza e violenza e diventi protagonista di azioni, fino all'uccisione dell'altro, che poco prima aveva dichiarato inaccettabili e disumane.
È quindi fondamentale un continuo processo di educazione nei vari ambiti alla nonviolenza attiva e alla costruzione della pace.
Gesù entra a Gerusalemme (Vangelo di Luca 19,28-34)  sul dorso di un puledro d'asina, accolto da una folla in festa. Non si tratta di una nota informativa curiosa. Chi entrava in una città con i cavalli e i carri, con le lance e gli scudi aveva come finalità l'occupazione e l'asservimento dei suoi abitanti. Gesù entra in modo alternativo, profeta di pace, su un asinello, a mani nude per accogliere, abbracciare, toccare, perdonare, guarire, infondere fiducia e coraggio. Entra nella città per mettersi al servizio dei suoi abitanti, per insegnare in parole e opere giustizia, accoglienza, verità, fraternità. Tenere in mano durante la celebrazione dell'Eucarestia i ramoscelli d'ulivo, segno di pace, benedirli, pregare insieme e poi portarli in casa e in altri luoghi significa seguire Gesù profeta di pace e rinnovare ogni giorno la disponibilità e l’impegno per esserne costruttori attivi.
La passione di Gesù è strettamente intrecciata con la passione delle donne degli uomini, lui crocifisso è fra le persone e i popoli crocifissi della storia, di ieri, di oggi e di sempre.
La questione sempre aperta sull'esistenza di Dio, su quali possono essere i segni della sua presenza o della sua assenza trova l'orientamento profondo e significativo nella passione e morte violenta di Gesù di Nazareth, vittima dei poteri, primo fra tutti quello delle autorità religiose. Gesù con le sue parole e i suoi gesti ha  aperto un conflitto insanabile con la religione del tempio: è giudicato sovversivo, non integrabile nel sistema, quindi non accettabile. Viene arrestato, processato in modo farsesco, torturato e ucciso. Vive nel Getsemani l'agonia e l’angoscia mortali per il senso di fallimento che lo pervade e per la paura della terribile violenza che incombe, sperimenta l'arroganza e la falsità delle autorità, la supponenza, l'arroganza il disinteresse del potere, l'abbandono degli amici, l'atrocità della tortura della flagellazione, la via del Calvario sotto il peso della croce, fra la derisione della gente che continua anche dopo la crocifissione insieme a quella delle autorità. Gesù sulla croce si sente solo attraversato dal dubbio che anche il Padre lo abbia abbandonato. Il suo grido straziante dall'abisso del dolore esprime nello stesso tempo l'invocazione del massimo affidamento, espresso dal Vangelo di Luca: "Nelle tue mani affido la mia vita". Solo questo Dio impotente nel mondo che manifesta totalmente il suo amore per noi, può starci vicino e condividere il nostro dolore.


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