DOMENICA 18 Febbraio 2018 Vangelo Marco 1, 9-13
18/02/2018
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DOMENICA 18 FEBBRAIO 2018
1^ DI QUARESIMA
Le tentazioni riguardano sempre il potere
Vangelo di Marco 1, 9-13

Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E subito, uscendo dall'acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l'amato: in te ho posto il mio compiacimento». E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Una delle questioni fondamentali dell’esperienza umana è quella del potere: dalle dimensioni più personali delle relazioni in cui si può esercitare in modo subdolo o evidente, anche con forme di violenza perfino su chi si afferma di amare, a quelle istituzionali e politiche; a quelle delle concentrazioni finanziarie, delle multinazionali, a quelle delle armi, delle organizzazioni criminali; a quelle culturali, dei mezzi di informazione, delle religioni.
E’ il potere malinteso ed esercitato come volontà di potenza, di grandezza, di dominio la grande e costante tentazione.
Il Vangelo di questa domenica (Marco 1,9-13) riferisce solo in modo riassuntivo l’esperienza delle tentazioni di Gesù: “E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano”.
I Vangeli di Matteo e Luca descrivono in modo più ampio le tre provocazioni che Gesù ha avvertito e in cui si riassumono i diversi aspetti fondamentali della nostra vita.
Il primo suggerimento dopo il suo lungo digiuno di quaranta giorni e notti è quello di trasformare le pietre in pane. Gesù ne ha la possibilità, ma considera le conseguenze: può sfamarsi individualmente con una risoluzione per sé, dimenticandosi di tutti i poveri e gli affamati.
Il suo gesto poi susciterebbe il consenso e il seguito emotivo, irrazionale di tante persone così suggestionate a conseguire soluzioni individuali immediate e a costruirsi un modo di pensare e agire dimenticandosi dei più, del bene comune.
Gesù risponde al tentatore che: “non di solo pane vivrà l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Non è un’indicazione a seguire lo spiritualismo astratto, staccato dalla storia e dalle sue problematiche ma invece a riflettere sulle dimensioni di fondo della vita a cui la Parola di Dio sempre ci conduce. Questa riflessione porta di per sé a considerare la propria vita inserita nella unica famiglia umana; a guardare con gli occhi del cuore a chi è affamato e assetato, oppresso, perseguitato ed escluso, vittima della prepotenza e dei soprusi, porta ad alimentare la passione per la giustizia e la verità, per la liberazione da ogni forma di violenza.
L’altra suggestione con cui il tentatore coinvolge Gesù è quella del fascino dell’intreccio fra potere e avere: “Tutte queste cose io ti darò, se gettandoti ai miei piedi, mi adorerai”.
Il potere per acquisire ricchezza; l’accumulo di ricchezza che aumenta il potere: un reciproco rafforzamento che pretende l’annullamento dell’etica, che è disposto a sacrificare sull’altare di questa divinità la dignità delle persone, la loro stessa vita, le situazioni, le istituzioni, insomma, tutto e tutti.
La risposta di Gesù indica l’unica signoria, quella di Dio, che l’uomo può riconoscere, restando libero, anzi acquisendo maggior libertà e responsabilità.
La terza suggestione con cui il tentatore pretende di coinvolgere Gesù riguarda la sua relazione profonda con Dio, con il Padre: se si getta dal punto più alto del tempio Dio non permetterà che si sfracelli al suolo e per questo manderà i suoi angeli a sorreggerlo e proteggerlo.
Gesù risponde di “non mettere alla prova il Signore Dio”. Dio non si usa in modo strumentale: si cerca, in Lui si crede, a Lui ci si rivolge per ringraziarlo, invocarlo, affidarsi dopo il dibattito con Lui.
In tutte e tre le tentazioni è presente in modo diverso la questione del potere: quello usato per ottenere “qualcosa” in modo individualistico ed immediato; quello finalizzato per accrescere l’avere e trovare nello stesso un aumento del potere; quello che si presenta in nome di Dio per legittimarsi e promuoversi.


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