DOMENICA 09 AGOSTO 2009 Vangelo di Giovanni 6, 41-51
09/08/2009
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LE PRESENZE, LE PAROLE E I GESTI CHE COMUNICANO VITA.

Vangelo Giovanni 6, 41-51


Quegli ebrei che parlavano con Gesù si misero a protestare perché aveva detto: “Io sono il pane venuto dal cielo”; e osservarono: “Costui è Gesù, non  è vero? È il figlio di Giuseppe. Conosciamo bene suo padre e sua madre. Come mai ora dice: Io sono venuto dal cielo?”. Gesù rispose: “Smettetela di protestare tra di voi. Nessuno può avvicinarsi a me con fede, se non lo attira il Padre che mi ha mandato. E io lo resusciterò nell’ultimo giorno. I profeti hanno scritto queste parole: Tutti saranno istruiti da Dio; ebbene, chiunque ascolta Dio Padre ed è istruito da lui si avvicina a me con fede. Nessuno però ha visto il padre se non il Figlio che viene dal Padre. Egli ha visto il Padre. Ve lo assicuro: chi crede in me ha la vita eterna. Io sono il pane che dà la vita. I vostri antenati, nel deserto, mangiarono la manna e poi morirono ugualmente; invece, il pane venuto dal cielo è diverso: chi ne mangia non morirà. Io sono il pane, quello vivo, venuto dal cielo. Se uno mangia di questo pane, vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo, dato perché il mondo abbia la vita.


Alcune situazioni particolari della nostra vicenda umana, della nostra famiglia e comunità, della storia più vasta dell’umanità, siano esse positive e serene che difficili e dolorose, restano a lungo come motivo di riflessione, di silenzio interiore, di dialogo, di considerazioni, proprio perché ci  hanno segnato in profondità; a volte restano impresse per sempre a costituire il nostro patrimonio interiore. Pensiamo al racconto evangelico di queste domeniche (oggi Giovanni 6, 41-51) che riporta il dialogo prolungato di Gesù con i suoi interlocutori dopo l’inattesa e incredibile condivisione dei pani e dei pesci per una moltitudine immensa: una esperienza di vita di cui cogliere le implicazioni più profonde. Pensiamo su un altro piano e in una situazione terribile di morte alla memoria delle migliaia di vittime di Hiroshima e Nagasaki nel 64° anniversario dello scoppio delle bombe sulle due città il 6 e il 9 agosto 1945. Nel dialogo Gesù dichiara di essere venuto dal cielo; intende così riferirsi all’ulteriorità, alla profondità, all’essenzialità, alla trascendenza. Suggerisce una lettura della condivisione materiale dei pani e dei pesci che riesca ad andare oltre alla sola dimensione constatabile e visibile; e pone la sua persona come riferimento per potersi avvicinare a questa dimensione profonda. “L’essenziale è invisibile agli occhi”, insegnava la volpe ala piccolo principe, aggiungendo:” non si vede bene che con il cuore”, inteso della profondità dell’essere. Gesù di Nazaret ci insegna a porre il vero centro dell’essere in una dimensione profonda o alta, dipende dal linguaggio con cui ci esprimiamo, che trascende la materialità non in modo dualistico, contrapposto, di superiorità, di negazione, bensì assumendola, valorizzandone le dimensioni essenziali, cogliendo lo spirito e la libertà che da esso proviene, perché l’essere umano non è riducibile alla materia, può scegliere ed agire, non solo reagire a degli istinti. Ci sono stati e ci sono nella nostra vita persone ed esperienze che ci hanno rivelato e ci rivelano in modo particolare questa dimensione costitutiva dello spirito; libertà che ci impegna nella giustizia, nel bene comune, nella verità, nella speranza, nella bellezza, nel senso pieno della parola. Spesso però conformismo, superficialità, materialismo si frappongono alla ricerca di questa profondità essenziale; ed egualmente si rifiutano le persone che ne sono portatrici in modo particolare, proprio come si esprimono gli interlocutori di Gesù: “Costui è Gesù, non è vero? È il figlio di Giuseppe. Conosciamo bene suo padre e sua madre. Come mai ora dice – Io sono venuto dal cielo- ?”. Gesù richiama questo itinerario della profondità e accosta la nostra disponibilità e ricerca personali alla dimensione del dono, della grazia a cui essere disponibili: “Smetterla di testare…nessuno può avvicinarsi a me con fede se non lo attira il Padre che mi ha amato”. E ancora: “Chi crede ha la vita eterna”. Ma chi è davvero credente continua a cercare la verità, il mistero, la profondità dello Spirito, in dialettica con la parte non credente che ci abita, in relazione con quella Presenza reale e misteriosa che Gesù ci rivela, che tante donne e uomini chiamano in nome diverso, che tanti altri non chiamano con nessun nome o con i nomi dell’amore, dell’amicizia, della giustizia, della verità, della gratuità,  che cercano e vivono scelte e significati profondi?.Gesù dice ancora: “Io sono il pane, quello vivo disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà per sempre. Il pane che io gli darò è il mio corpo dato perché il mondo abbia a vita”.  Quindi sono la vita donata, l’amore comunicato che alimentano la vita, la fiducia, la speranza, cioè le dimensioni vitali irrinunciabili di cui avvertiamo maggiormente l’esigenza. Vite donate per la vita quindi, non vite strumenti di morte come 64 anni fa ad Hiroshima e Nagasaki. Solo il disprezzo per la vita delle migliaia di abitanti inermi di quelle due città ha portato a sperimentare la potenza distruttiva di quelle bombe, con un salto storico nell’uso della violenza e con conseguenze terrificanti. In memoria delle migliaia di vittime immediate e successive, in sintonia con i sopravvissuti ancora in vita con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, di tutte le culture e fedi religiose,  noi diciamo:” mai più Hiroshima, mai più Nagasaki, mai più la guerra!”.

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