DOMENICA 23 AGOSTO 2009 Vangelo di Giovanni 6, 60-69
23/08/2009
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ESIGENZE ETICHE PER UN MONDO DI GIUSTIZIA E DI PACE

Vangelo Giovanni 6, 60-69


Molti discepoli,  sentendo Gesù parlare così, dissero: “adesso esagera! Chi può ascoltare cose simili?”. Ma Gesù si era accorto che i suoi discepoli protestavano, e disse loro: “le mie parole vi scandalizzano? Ma allora, che cosa direte se il vedrete il Figlio dell’uomo tornare là dov’era prima? Soltanto lo Spirito di Dio dà la vita,l’uomo da solo non può far nulla. Le parole che vi ho detto, danno la vita perché vengono dallo Spirito di Dio. Ma tra voi ci sono alcuni che non credono”. Gesù infatti sapeva fin dal principio chi erano quelli che non credevano e quelli che stavano per tradirlo. Poi aggiunse: “Per questo vi ho detto che nessuno si avvicina a me se il Padre non gli dà la forza”. Da quel momento, molti discepoli di Gesù si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù domandò ai Dodici: “Forse volete andarvene anche voi?”. Simon Pietro gli rispose: “Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita eterna. E ora noi crediamo e sappiamo che tu sei quello che Dio ha mandato”.


Perché dalla folla esultante dopo il segno inatteso e incredibile dei pani e dei pesci condivisi, poco  a poco moltissimi se ne vanno di fronte alla riflessione profonda a cui conduce Gesù che chiede libertà, responsabilità, impegno, coerenza? Perché alla fine resta solo il gruppo dei discepoli anch’essi titubanti e perplessi tanto che Gesù chiede loro in modo esplicito: “Volete andarvene anche voi?” Perché sembrano davvero così difficili l’impegno, la coerenza, la perseveranza? Perché più facili il conformismo, l’adattamento alla superficialità, alla banalità, al male, alla menzogna, alla corruzione? La gente allontanandosi così commenta: “Esagera! Chi può ascoltare cose simili?”. Ma quali erano quelle cose “scandalose”? Il suo corpo e il suo sangue, cioè la sua vita donata totalmente, una donazione a cui nutrire la fede, la speranza, l’anelito e l’impegno della giustizia, all’accoglienza, alla pace, al perdono.  Sono dimensioni fondamentali da nutrire nella profondità dell’essere, nella spiritualità, nella cultura perché possano illuminare, stimolare, sostenere le decisioni e le azioni.  Si tratta di un nutrimento continuo, di un percorso in cui difficoltà,  contrasti, smentite diventano verifiche della profondità ed essenzialità delle convinzioni. Non mancano i momenti di sconferma bruciante, di solitudine, di rischio della vita stessa anche in tante situazioni della storia attuale. Ad esempio, perché tante persone hanno seguito l’ideologia fascista e nazista  e un minor numero vi si è opposto? Perché una folla delirante osannava il duce in piazza Venezia mentre annunciava con retorica l’entrata dell’Italia in una guerra tragica che ha causato solo morte, disperazione, distruzione? Perché oggi si accettano comportamenti di politici corrotti, perché tanta gente condivide le misure irrazionali della legge sulla sicurezza, il reato di immigrazione clandestina, l’inutilità e la goffaggine delle ronde? Perché un atteggiamento che sia consapevole, critico, libero e  responsabile costa attenzione, informazione, riflessione, elaborazione, a cominciare da quella personale, un atteggiamento che sia consapevole, critico, libero e  responsabile. Costa poco o nulla invece ascoltare o ripetere le frasi fatte, i luoghi comuni. E certamente si evidenzia la gran responsabilità di chi ha particolari compiti educativi. La storia ci insegna che si può cambiare nell’una e nell’altra direzione. Per riferirsi a esempi nella Chiesa, due vescovi profetici,  il brasiliano dom Heleder Camara e il salvadoregno mons. Oscar Romero, ucciso sull’altare, sono partiti da posizioni conservatrici il primo e di neutralità, di moderazione, anche di chiusura il secondo. Qual è stata la motivazione del loro cambiamento, della loro conversione? Accettare fino in fondo progressivamente la provocazione della realtà dei poveri, dei colpiti, degli sfruttati, delle vittime e vivere con loro un cammino di liberazione e di vita.  E cogliere l’inscindibile unità fra questa provocazione e quella della Parola profetica del Vangelo. Tante persone invece nella società, nella cultura, nella politica, nella Chiesa, partite con grandi ideali, con volontà di contribuire al cambiamento, si sono poco a poco ritrovate nell’apparente quieto vivere dell’adattamento; adducendo la fatica, le incomprensioni, la mancanza dei risultati attesi e dichiarando di voler vivere in modo tranquillo difendendosi dal continuo coinvolgimento nelle storie degli altri e, abbastanza spesso, come nel caso dei politici, garantiti da guadagni eticamente non accettabili. Il discorso di Gesù è duro perché i pani  e i pesci condivisi non sono isolati: il loro sapore infatti è quello dell’umiltà, del coraggio, della non violenza attiva e della costruzione della pace, della giustizia, dell’accoglienza e della misericordia, della speranza, della verità, della coerenza, nonostante prove, difficoltà, minacce, pericoli. La durezza è tale perché la proposta è radicale., esigente, continua. Ma così coinvolge e apre alla vita. La risposta di Pietro: “Da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita eterna!”: perché sono parole che comunicano vita e chiedono di vivere e di diffondere profondità, qualità, esperienze che hanno il sapore dell’essenzialità, e della perennità.

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