DOMENICA 10 GENNAIO 2010 Vangelo di Luca 3, 15-16 21-22
10/01/2010
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CONOSCIENZA  E GESTI RELIGIOSI
Vangelo Luca 3, 15 – 16. 21 – 22

Intanto le speranze del popolo crescevano e tutti si chiedevano: «Chissà,  forse Giovanni è il Messia!». Ma Giovanni disse a tutti: «Io vi battezzo con acqua, ma sta per venire uno che è più potente di me. Io non sono degno neppure di allacciargli i sandali. Lui vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco». Intanto tutta la gente si faceva battezzare. Anche Gesù si fece battezzare e mentre pregava il cielo si aprì. Lo Spirito santo discese sopra di lui in modo visibile come se fosse una colomba, e una voce allora venne dal cielo: «Tu sei il mio amato Figlio. Io ti ho scelto».


L’acqua è l’elemento fondamentale della vita; senza di essa infatti la vita scompare, a cominciare dalla nostra di esseri umani, per considerare quella di tutti gli esseri viventi, di tutte le differenti forme di vita. Oggi questo bene così fondamentale e universale, destinato a tutti è entrato nella logica del mercato di cui diventa oggetto, merce da vendere e comprare; non più quindi bene di tutti ed egualmente per tutti, ma proprietà di alcuni che intendono trarne vantaggio.
 L’acqua fondamento imprescindibile della vita, è utilizzata anche per dissetarci, per preparare il cibo, per lavare il nostro corpo, i nostri vestiti, le nostre abitazioni. L’acqua lava, purifica, rinfresca, da vita: date queste sue speciali qualità è stata assunta da tante culture ed esperienze religiose come segno espressivo di purificazione, di lavacro, di rinnovamento della persona, con le scelte di coerenza che dovrebbero esservi comprese e conseguenti.
Ho ben presente nel mio patrimonio interiore, ad esempio, le esperienze di purificazione con l’acqua in cui erano mescolate le erbe della montagna vissute sulle Ande della Colombia con i “medici tradizionali” o, indicati in altro termine, con gli “sciamani”. Di più ho vissuto una celebrazione dell’Eucarestia in cui uno di loro stava accanto a padre Antonio Bonanomi, missionario della Consolata: quell’indio ha guidato il rito penitenziale purificando con l’acqua e le erbe tutte le persone presenti; e così un rito considerato primitivo e spregevole ai tempi della conquista ora diventava passaggio importante, nella celebrazione dell’Eucarestia.
Una valutazione sulla celebrazione del Battesimo nella quale l’acqua della purificazione è elemento fondamentale ci porta a considerazioni per lo meno problematiche; l’altissima percentuale delle persone battezzate nel nostro Paese non corrisponde certamente ad altrettante persone fedeli e coerenti  a quel sacramento, altrimenti vivremmo in un’altra Italia molto più onesta, giusta, coerente, ospitale e solidale.
 Resta poi aperta la questione del battesimo dei bambini in questa nostra società, a differenza di quanto avveniva nelle prime esperienze della fede cristiana e avviene in altre parti del mondo con il battesimo degli adulti. Probabilmente più ancora dell’età dei bambini il problema è dato dal grado di coinvolgimento degli adulti, dei genitori: se questi infatti vivono un cammino di fede fatto di ricerca, di dubbi, di affidamento, di tentativi almeno di coerenza, assume un significato più credibile il battesimo dei figli perché parte di questo itinerario. Spesso sembra che il battesimo non sia altro che un passaggio religioso rituale in un contesto di una esibizione consumistica in più per la festa:  il lavacro dall’ingiustizia, dalla violenza, dall’egoismo, dal razzismo, dal materialismo sembra proprio formale.
Il Battesimo di Giovanni è un lavacro completo del corpo non con acqua stagnante, ma con quella del fiume Giordano che fluisce e scorre; esprime la volontà personale di cambiamento autentico; i maestri della legge e i sacerdoti dal tempio di Gerusalemme sono scandalizzati, perché il Battista agisce al di fuori del tempio, l’unico luogo nel quale, secondo loro, è possibile ricevere il perdono di Dio.
Gesù, come ci racconta il Vangelo di oggi (Luca 3, 15 – 16. 21 -22 ) vive l’esperienza del battesimo nel fiume Giordano: così indica il posto che lo caratterizzerà in tutta la sua missione: sempre in mezzo, a condividere la condizione della gente; sulle rive del Giordano a partecipare profondamente alla volontà di cambiamento, a condividere l’urgenza e la speranza di Giovanni il Battezzatore. Quell’Uomo, falegname che viene da Nazaret, che ora aspetta il suo turno per essere  per essere battezzato, senza segni particolari, proprio lui è il Figlio “amato, mandato su cui discende lo spirito”. Vivere la fede è quindi stare in mezzo alla storia, alle storie per contribuire ad una umanità più umana.

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