DOMENICA 23 MAGGIO 2010 Vangelo di Giovanni 14, 15-16 23-16
23/05/2010
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PENTECOSTE
LO SPIRITO DEL PLURALISMO E DELLE DIVERSITA’
Vangelo Giovanni 14,15-16.23b-26

“Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro avvocato, che starà sempre con voi, lo Spirito della verità. Io verrò da lui con il Padre mio e abiteremo con lui. Chi non ama, non mette in pratica quello che dico. E la parola che voi udite non viene da me ma dal Padre che mi ha mandato. Vi ho detto queste cose mentre sono con voi. Ma il Padre vi manderà nel mio nome un avvocato: lo Spirito Santo. Egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello che ho detto”.

Da ormai oltre vent’anni, viviamo insieme a tante persone che provengono da diverse parti del mondo. L’immigrazione ci rivela contemporaneamente tre dimensioni: la prima evidenzia in modo drammatico le cause delle partenze libere e forzate, riassunte in modo geniale dal poeta carnico dell’immigrazione Leonardo Zannier: “Libers di scugnî lâ”. “Liberi di dover partire” una contraddizione insanabile fra costrizione e libertà: impoverimento, guerre, violazione dei diritti umani, fino al rischio della stessa vita. La presenza degli stranieri ci rivela ancora che noi abbiamo bisogno di loro, non solo come braccia da lavoro, bensì come persone che oltre a lavorare possono dare a noi, e non solo, come diffusamente si pensa, chiedere e ricevere.
E la loro presenza ci rivela ancora il pluralismo, le diversità delle persone, delle comunità e dei popoli che vivono sul Pianeta.
Quante sono le culture sulla faccia del Pianeta? E le lingue? E le diverse spiritualità? E le espressioni artistiche nelle loro diverse forme; e le musiche e i canti? E quanti sono i cibi con i loro odori e sapori? E quanti i vestiti nelle loro diverse fogge e molteplici colori? E diversi, pur nella medesima condizione umana, sono i ritmi stessi del nascere e del morire, del gioire e del soffrire, dell’amore e dell’amicizia, della relazione con chi non è più in vita fra noi. L’esperienza del pluralismo e delle diversità, la convivenza fra persone diverse è un compito, un impegno, una fatica, una ricchezza. Ci sono persone e comunità che riconoscono la propria identità e la vivono in modo aperto, interlocutorio, in un dare e ricevere che arricchisce; ci sono persone e comunità che concepiscono la loro identità in modo chiuso e di conseguenza si difendono dall’identità dell’altro diverso e lo aggrediscono manifestando in modo semplificativo la paura della diversità senza impegnarsi all’ascolto, alla conoscenza, al dialogo, alla reciprocità. Segni conseguenti di xenofobia e razzismo sono oggi evidenti.
La Bibbia ci racconta i tre momenti del peccato di origine che continua nella storia di oggi: gli esseri umani, Adamo ed Eva, pretendono di diventare come Dio e così rompono l’equilibrio originario fra uomo, donna, ambiente vitale; Caino nella logica della competizione e della supremazia uccide Abele, suo fratello, divenuto ostacolo ed elimina così la sua diversità; un gruppo di uomini pretende di governare la città di Babele con padronanza e assolutismo, con un processo di omologazione; la costruzione della torre altissima verso il cielo vuole essere la dimostrazione che loro non hanno alcun riferimento né in Dio, né nelle persone: il potere sono loro. Il racconto della Bibbia rileva la conseguenza dell’incomunicabilità fra le persone che avviene quando le diversità non diventano ricchezza per un bene comune, ma, mortificate e conculcate, cercano altre vie: quella della competizione e della rivalsa, del nascondimento, della compiacenza, dell’ipocrisia, dell’utilitarismo, della dipendenza servile.
Come alternativa gli Atti degli Apostoli e il Vangelo (Giovanni 14,15-16.23b-26) ci raccontano le esperienze suscitate, animate e sostenute dallo Spirito di Dio: sono le espressioni delle diversità come ricchezza per il bene comune, nel rispetto e valorizzazione delle persone,delle comunità, dell’ambiente vitale.
La tendenza alla omologazione con il metodo della espropriazione delle ricchezze e di beni, della imposizione di un pensiero individualistico e egoistico è evidente con il dominio dei mezzi di informazione, con la violenza e le armi.
Nello stesso tempo, si moltiplicano le esperienze delle diversità che si uniscono e si arricchiscono per promuovere il bene comune, nel riconoscimento e nella valorizzazione della loro presenza e del loro rapporto. Le diverse spiritualità sono manifestazione dello stesso Spirito della vita, della creatività, delle differenze. Anche la Chiesa dovrebbe riconoscere in modo ben più aperto le diversità delle lingue, delle teologie, delle liturgie, dei modi di essere e esprimersi.
C’è una lingua con la quale tutte le persone possono comunicare e intendersi fra loro e che precede le diverse lingue: è quella dell’umanità, della compassione, della disponibilità, della concreta solidarietà, dell’amore. In ogni luogo del Pianeta questo linguaggio é comprensibile.
Oggi, domenica di Pentecoste, nel Centro Balducci viviamo un’esperienza profonda, coinvolgente, serena, di accoglienza fra le diversità riconoscendo i diritti delle persone: quelle che usufruiscono dei servizi di salute mentale, quelle ospiti nel Centro, noi tutti.

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