DOMENICA 18 LUGLIO 2010 Vangelo di Luca 10, 38-42
18/07/2010
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ESIGENZA DI PROFONDITA, DI SPIRITUALITA’
Vangelo di Luca 10,38-42

Mentre era in cammino con i suoi discepoli, Gesù entrò in un villaggio e una donna, che si chiamava Marta, lo ospitò in casa sua. Marta si mise subito a preparare per loro, ed era molto affaccendata. Sua sorella invece, che si chiamava Maria, si era seduta ai piedi del Signore e stava ad ascoltare quello che diceva.
Allora Marta si fece avanti e disse: “Signore, non vedi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille di aiutarmi!”.
Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose! Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, e nessuno gliela porterà via”.

Da alcuni segnali persistenti, pare prorpio che attualmente ci sia un bisogno diffuso di spiritualità, con l’attenzione all’ambivalenza che ogni situazione comporta, con riferimento, ad esempio, alla diffusa incertezza, con la crisi delle certezze del passato, anche prossimo: scientifiche, storiche, culturali, politiche, religiose…; con uno scetticismo ed una indeterminatezza preoccupanti.
L’assoluto del progresso in avanzata continua della scienza e della teconologia guidate dalla ragione che avrebe risolto tutti i problemi è venuto meno, proprio a partire dai dati drammatici riguardanti la povertà cresciuta, le guerre in atto, la violazione dei diritti umani così diffusa, la distruzione dell’ambiente vitale con evidenze preoccupanti.
L’insicurezza provocata da questa situazione porta anche a disperazioni evidenti o represse.
Ci sono segni di rifugio nel fondamentalismo economico, politico e religioso per bisogno di certezze; di un fideismo populista religioso e politico nei confronti di qualche capo che fornisca verità, sicurezza in una verità assoluta, nelle semplificazioni che non accolgono la complessità della realtà, in istituzioni e movimenti rassicuranti.
Spesso nella società e anche nella Chiesa si diffondono atteggiamenti di conservazione, di conformismo, di utilizzazione individualista del presente, con un distacco infastidito dagli altri e dalla storia.
Il bisogno di spiritualità non può confondersi con queste condizioni esistenziali, sociali e religiose. Dovrebbe rispondere piuttosto ad una esigenza di forza interiore, di forza dell’anima per resistere non solo nel conservare, ma nell’alimentare i grandi ideali di umanità; per mantenersi integri e coerenti e non lasciarsi inquinare e corrompere; per guarire le ferite che le vicende della storia ci procurano; per cercare e vivere relazioni di profondità e di armonia con le altre persone e con tutti gli esseri viventi. La spiritualità dovrebbe esprimere ancora l’esigenza del contatto con il Mistero, sempre in relazione, non in fuga dalla storia; come bisogno di relazione con la presenza misteriosa e reale di Dio chiamato con nomi diversi nelle diverse esperienze religiose.
Questa spiritualità, così intesa, è oltre le religioni organizzate; anzi può vivificarle, purificarle, rilanciarle, proprio perché le ispirazioni originarie delle fedi religiose di per sé comprendono la spiritualità, ma poi rischiano costantemente di soffocarla, di ridurla a causa del prevalere degli aspetti rigidamente dottrinali, cultuali e organizzativi.
Le istituzioni religiose tendono a diventare dogmatiche, autoritarie, legaliste, a consolidare e a difendere questi aspetti.
Il Vangelo di questa domenica (Luca 10,38-42) può essere collocato in questo contesto e, come sempre, ispirarci e orientarci profondamente. Dai Vangeli si può dedurre che Gesù di nazaret è stato un mistico-rivoluzionario. Basti pensare ai 30 anni circa vissuti a Nazaret, nella preghiera, nel lavoro, nei rapporti umani, comunque al riparo da una dimensione pubblica; ai 40 giorni, cioè un tempo lungo e significativo, trascorso nella solitudine, nella meditazione e nella preghiera nel deserto; ai momenti in cui si ritira in un luogo isolato a pregare. Si può dire che ha vissuto tanto tempo della sua breve vita a nutrirsi della dimensione profonda mistico-profetica.
Da questa sua continua esperienza gli vengono le parole di commento anche a quanto avviene nella casa di Marta, Maria e Lazzaro suoi amici, a Betania.
Marta si mette in moto per preparare il cibo “ed è molto affacendata. Sua sorella invece, che si chiama Maria, si siede ai piedi del Signore e sta ad ascoltare le sue parole. Allora Marta si fa avanti e dice: “Signore, non vedi che mia sorella mi lascia sola a servire? Dille di aiutarmi!”. Ma il Signore le risponde: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose! Una sola cosa è necessaria. Maria ha scelto la parte migliore, e nessuno gliela porterà via!”.
Gesù non privilegia in modo astratto e moralistico la meditazione e la preghiera all’azione, ma ci sollecita a riflettere sulle profondità del nostro essere e sulle motivazioni del nostro agire.
Spesso, oggi, si è coinvolti da un attivismo frenetico, ci si lamenta dei troppi impegni; si ripete: “Il tempo è denaro”; “non possiamo perdere tempo”.
In realtà si rischia l’alienazione a causa del troppo fare, la distruzione dell’auto-coscienza e della coscienza del mondo reale.
L’elogio all’attegiamento di ascolto di Maria, da parte di Gesù è un invito a trascorrere tempi di solitudine per ascoltare, riflettere, conoscere se stessi, pregare, interloquire con Dio; tempi di silenzio per disconnettersi dall’incessante flusso di parole, suoni, immagini che ci bombardano giorno e notte; magari anche tempi di silenzio interiore che spengano il nostro flusso interno di pensieri, immagini, sensazioni. Non sembrano possibili una trasformazione spirituale e una spiritualità autentica senza questo silenzio, senza questa meditazione come silenzio interiore per impratichirci nell’arte dell’essere.
Riflettere, guardare noi stessi, gli altri, il mondo con profondità, leggere, ascoltare la Parola di Dio e quella delle altre fedi religiose; la voce della natura; contemplare chiede tempo, ora e qui, non solo nel nostro proprio mondo, ma nella storia del mondo intero, così, come oggi si esprime con i suoi drammi, le sue attese, le sue speranze.

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