DOMENICA 21 NOVEMBRE 2010 Vangelo di Luca 23, 35-43
21/11/2010
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IL REGNO DI DIO ANNUNCIATO DA GESU’ DI NAZARET
Vangelo di Luca 23, 35 – 43

Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso".

Il rapporto tra fede, religione istituzionale e potere politico rappresenta una questione sempre aperta, delicata, ambivalente, con esiti diversi e con il pericolo costante per la fede di lasciarsi influenzare, persino catturare dal potere economico, politico e militare, con la perdita della dimensione profetica e la configurazione di un’istituzione e di un potere tra gli altri. Qualsiasi potere dovrebbe cercare continuamente la sua progettualità e la verifica delle sue decisioni e azioni nel servizio al bene di ciascuna persona, famiglia, comunità; al bene comune, appunto. E questo nella laicità della storia. La fede è una possibilità e riguarda il coinvolgimento della profondità dell’essere, la sensibilità del cuore; le decisioni della coscienza, la coerenza delle scelte e dell’impegno nell’attuarle. La religione, come espressione della fede, dovrebbe essere leggera, proprio perché la priorità e la profondità sono proprie della fede. La storia ci presenta la fede profetica e la religione del potere, non in astratto, ma nelle storie delle persone e delle istituzioni religiose. Il potere politico, economico, militare con intrecci e sostegni reciproci, spesso ha presentato e continua a presentare arroganza, prepotenza, sfruttamento, arricchimento, corruzione, privilegio.
Certamente non è corretta, né veritiera una generalizzazione che non darebbe riconoscimento e riconoscenza alle tante donne e ai tanti uomini che hanno vissuto i compiti e la responsabilità istituzionale e politica come servizio coerente al bene comune, alla giustizia, alla legalità, alla convivenza pacifica, fino a dare la propria vita.
Nell’esperienza storica del popolo ebraico il compito del re era anche quello di preoccuparsi, proprio in nome di Dio, dei poveri e dei non garantiti. Pure con possibili pericoli e aspetti di teocrazia, questo incarico esprimeva un’importante dimensione etica. I tradimenti storici purtroppo non sono mancati. Gesù di Nazaret con le sue parole, le sue decisioni, i suoi gesti, ci ha rivelato in modo esemplare il rapporto con il potere.
All’inizio della sua vita pubblica ha iniziato con passione, insistenza e continuità ad annunciare “Il Regno di Dio”, a proporne la partecipazione con il necessario cambiamento dalle situazioni della vita, caratterizzate da egoismi, chiusure, strumentalità.
Gesù non solo annuncia, ma presenta e inizia il Regno di Dio che è il sogno di Dio sull’umanità: un’umanità in cui regnino la giustizia, l’equità, la non violenza, la pace, l’accoglienza, la convivenza; l’amore, l’amicizia, la disponibilità, la gratuità; la spiritualità, l’equilibrio fra tutti gli esseri viventi.
Gesù di Nazaret vive in mezzo alla gente, pieno di compassione; con attenzione e premura; ascolta accoglie, guarisce, perdona, comunica fiducia, incoraggiamento, sostegno.
A causa delle sue parole e dei suoi gesti, la sua persona è progressivamente indesiderata, in particolare dal potere della religione del tempio e da quello dell’impero di Roma che occupa la Palestina.
Gesù non capeggia un movimento organizzato di ribellione al tempio, né invita a un sollevamento frontale contro Roma. Tuttavia, la sua critica ai potenti è evidente proprio perché è continua la sua difesa dei settori più oppressi e umiliati dall’impero e dalle classi dirigenti ebraiche.
Ugualmente, è continua la sua critica all’aristocrazia sacerdotale, alla religione esteriore e discriminatoria del tempio; alla supponenza e all’ipocrisia dei maestri della legge. La sua insistenza su un radicale cambiamento è una palese esautorazione del potere religioso e di quello politico. Dio, il Padre con cui è in continua confidenza, non benedice di certo questo “stato di cose”. Un mondo così non è per nulla organizzato secondo il cuore e il sogno di Dio. Il Dio di Gesù è completamente alternativo al dio del tempio e agli dei dell’impero.
Il Vangelo di questa domenica (Luca 23, 35-43) ci presenta Gesù, crocifisso, negli ultimi momenti terribili della sua vita. Il processo farsa del sinedrio e l’interrogatorio sbrigativo del procuratore di Roma Pilato hanno portato a decretarne la morte per crocifissione, l’esecuzione più terribile e temuta, pubblica perché sia di monito a tanti. Prima la flagellazione e poi tormenti e umiliazioni diversi. Alla domanda di Pilato, Gesù ha risposto cha lui è “re, ma il suo regno non è di questo mondo, altrimenti i suoi soldati sarebbero intervenuti per liberarlo”. Un Regno dove non ci sono armi e guerre, ingiustizie e violenze, discriminazioni e rifiuti, ma dove si vivono l’amore e la fraternità.
La conseguenza è ora il suo procedere barcollante sotto il legno trasversale della croce; dal suo collo pende una tavoletta che poi sarà attaccata alla croce, su cui è scritta la causa della pena di morte: “Re dei Giudei”. La gente guarda, i capi si fanno beffe di lui e lo provano a compiere il miracolo per salvarsi, dato che ha salvato tante persone. Anche i soldati lo prendono in giro e gli danno da bere “vino inacetito”, una beffa, quasi che debba sopportare ancora un poco.
Colpiscono profondamente l’abbandono totale, la solitudine di Gesù, lo strazio della sua morte; l’interrogativo drammatico se ci sia e dove sia Dio per potersi affidare a Lui. Uno dei due crocefissi insieme con lui lo insulta; gli chiede il miracolo; l’altro ne indica l’umanità buona e gli chiede: “Gesù, ricordati di me quando sarai nel tuo regno”. E Gesù: “Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso”. Il Regno di Dio è attraversato dall’amore che porta a dedicarsi, fino a donare la vita per un’umanità veramente umana; ad accogliere la storia di ciascuna persona, anche chi viene ucciso, scartato dai regni di questo mondo.

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