DOMENICA 01 GENNAIO 2012 Vangelo Luca 2,15-20
01/01/2012
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DOMENICA 1 GENNAIO 2012
Vivere la memoria
per costruire giustizia e pace
Vangelo di Luca 2,15-20

Intanto i pastori dicevano gli uni agli altri: “Andiamo fino a Betlemme per vedere quello che è accaduto e che il Signore ci ha fatto sapere”. Giunsero in fretta a Betlemme e là trovarono Maria, Giuseppe e il bambino che dormiva nella mangiatoia. Dopo averlo visto, dissero in giro ciò che avevano sentito  di questo bambino. Tutti quelli che ascoltarono i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano. Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé. I pastori, sulla via del ritorno, lodavano Dio e lo ringraziavano per quello che avevano sentito e visto, perché tutto era avvenuto come l’angelo aveva loro detto.

Il passaggio dal 2011 al 2012 oltre alla successione cronologica del calendario, ci suggerisce la riflessione sul tempo e sul suo significato profondo: la possibilità di vivere, di relazionarci, di scegliere; la successione di fatti, eventi positivi e negativi, di vita e di morte, di dolori e di speranze.
Padre Ernesto Balducci, di cui il 25 aprile 2012 ricorrerà il 20° anniversario della morte, a questo riguardo ha comunicato una riflessione di profondo e attuale significato. Si è riferito ad una esperienza della sua fanciullezza quando si alzava nottetempo per ammirare stupito l’accendersi delle luci delle celle di un convento di suore di clausura: “Di tanto in tanto mi capitava di scendere dal letto, al suono della campanella, per osservare nel buio accendersi una dopo l’altra le minuscole finestre delle celle e poi spegnersi. Ora mi spiego il fascino di quello spettacolo notturno che mi godevo da solo, quasi furtivamente. Era come se mi affacciassi all’altro versante della vita, dove il tempo ha ritmi diversi dal nostro; è un tempo inutile, è il tempo dell’ESSERE, il tempo che gira su se stesso, con il passo di danza, e non si cura del nostro, che è il tempo dell’esistere. Potrei dire che io, da quella finestra non mi sono mai mosso”.
C’è quindi un tempo che pare inutile, ma che costituisce la dimensione profonda, fondamentale dell’essere, quella che sottende e da cui deriva l’agire, nel tempo dell’esistere, del decidere e organizza la vita, la società. Non si tratta di una speculazione astratta, senza riferimenti alla storia, tutt’altro.
Tutte noi  e tutti noi possiamo testimoniare come ci sia un tempo dell’interiorità, della profondità che ha ritmi diversi, lenti, sospesi, tanto da sembrare inutili: silenzio, meditazione, contemplazione, preghiera. E’ il tempo in cui si trova senso alla vita, alle relazioni, all’impegno, alla sofferenza, alla speranza, alla morte. Si avverte l’esigenza di rapportare in modo fecondo il tempo dell’essere e quello dell’esistere in cui si agisce; più il loro rapporto è intenso, più lo scorrere dell’esistenza è positivo e significativo; più è distante, fino ad esserne dissociato, più c’è il pericolo di un procedere senza profondità nelle motivazioni e nei fini; di un  fare ripetitivo e riempitivo. Il tempo dell’essere è il tempo della sensibilità profonda, del senso ultimo del vivere e del morire.
Il Vangelo di questa domenica (Luca 2,15-20), primo giorno dell’anno 2012, ci sollecita proprio a queste riflessioni.
Come i pastori, anche noi siamo invitati ad andare a Betlemme, a contemplare, intuire profondità e orientamento; per incontrare segni di autenticità, di luce, di speranza, per essere istruiti dalla coerenza, dalla credibilità. Dopo aver visto, con gli occhi del cuore, ascoltato con risonanze interiori profonde si può testimoniare: “Dopo aver visto, dissero in giro ciò che avevano sentito  di questo bambino…; tutti quelli che ascoltavano i pastori si meravigliarono delle cose che essi raccontavano”.
E’ importante custodire e alimentare il patrimonio interiore, come Maria, la madre: “Maria, da parte sua, custodiva gelosamente il ricordo di tutti questi fatti, e li meditava dentro di sé”.
Oggi primo giorno dell’anno 2012 si pone attenzione, su proposta di papa Paolo VI, l’8 dicembre 1967, alla questione della pace, per ribadire che l’impegno dovrebbe caratterizzare ogni giorno.
Il papa Benedetto XVI per quest’anno ha proposto il tema dell’educazione dei giovani alla giustizia e alla pace. Se si risolvesse in qualche esortazione moralistica, l’educazione non avrebbe senso. Comincia a trovarlo proprio nella memoria storica delle vittime delle violenze, dei crimini, delle guerre, degli olocausti; dei protagonisti di tali disumanità, delle loro motivazioni e delle loro azioni. E insieme ricordando gli oppositori, i resistenti, coloro che hanno dato la vita. Fra i tanti altri, due maestri speciali dell’educazione alla non violenza attiva e alla costruzione della pace, partendo da Gesù, riferendosi a Francesco di Assisi, a Gandhi e Martin Luther King, sono certamente don Lorenzo Milani e papa Giovanni XXIII con l’enciclica “Pacem in Terris”, che considera la guerra fuori dalla ragione, cioè una follia. Don Lorenzo Milani pone grande attenzione alla coscienza e alla responsabilità personali, all’obiezione di coscienza, a tutte le situazioni di disumanità, partendo sempre da “I care”, mi sta a cuore, ci sono anch’io, partecipo anch’io.

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