Il Centro Balducci ha proposto di vivere il prossimo 25 aprile aBarbiana per ascoltare con la profondità del cuore e della coscienza laprofezia di don Lorenzo Milani, per nutrire la spiritualitàdell’incarnazione nella storia. All’esperienza parteciperanno 106persone.
Don Lorenzo è morto il 26 giugno del 1967, 48 anni fa. La sua storiadi uomo e di prete è esemplare; numerosi i gruppi, non le folle che sirecano a Barbiana che non è un “santuario” comunemente inteso, ma lodiventa per chi desidera vivere la memoria, riflettere, riproporre ilsuo insegnamento nell’attualità della storia nei cambiamenti sociali eculturali in atto. Nelle ultime ore della sua vita a uno dei suoiragazzi ha comunicato in una frase la sintesi della sua vita: “Inquesta stanza sta avvenendo qualcosa di straordinario, “un miracolo”:un ricco passa attraverso la cruna di un ago”. Il ricco era lui, difamiglia borghese, avviato agli studi anche di pittura e poi deciso adiventare prete con una scelta radicale e totale. Da subito convintoche l’essere prete significa favorire la formazione delle coscienze, haavviato una scuola popolare a San Donato di Calenzano perché gli operaiapprendessero la parola per potersi esprimere. Fu mandato nellasperduta parrocchia di S. Andrea di Barbiana che stava per esseresoppressa, ha attuato la sua profezia di prete e di maestro vivendo lastraordinaria esperienza della scuola di Barbiana che da luogo diemarginazione è divenuto riferimento luminoso: formazione dellecoscienze, apprendimento delle lingue, assunzione diresponsabilità nella libertà: l’obbedienza non è più una virtù quando èconformismo e complicità con il male: ciascuno è responsabile di tutto.La giustizia, la condivisione con le storie dei deboli, l’obiezione dicoscienza e la costruzione della pace, la parola appresa ecomunicata, tutto originato dalla fede come coinvolgimento totale dellavita. Alcuni dei suoi alunni di allora ne testimoniano la memoria viva;la casa canonica, luogo di quell’esperienza e tutto l’ambiente sonopreservati per ribadire che non ci può essere nessun utilizzo néstrumentalizzazione, perché continua a parlare con la sua forza,a cominciare da quel cartello sulla parete leggibile oggi come allora“I care”, mi sta a cuore, mi interessa, sono coinvolto anch’io; “ilcontrario del motto fascista: me ne frego”.
Il 23 aprile ricorre l’8° anniversario della morte di pre ToniBellina che ha sentito nella vita don Milani come riferimento speciale.
Pre Toni ha vissuto il suo essere uomo e prete con fede, libertà,sofferenza, dedizione. Si è assunto lo straordinario impegno dellatraduzione della Bibbia in lingua friulana per rimarcare la storia el’identità del popolo e la comunicazione nella sua lingua anche dellafede e della liturgia.
Ha vissuto in profondità, con una sensibilità umana spiccata; hascritto molto su diverse questioni: la fede, il popolo, il potere, lagiustizia, la pace, la malattia e la sofferenza; la Chiesa, laformazione e il compito del prete. Coraggioso, libero, sferzante. Hadetto che la qualità più necessaria per un prete è quella di essereumano. La sua memoria dovrebbe essere vissuta con partecipazione nellaChiesa friulana e in Friuli.
Il 25 aprile del 1992, 23 anni fa, è morto a seguito di incidentestradale padre Ernesto Balducci a cui il 28 settembre di quello stessoanno abbiamo dedicato il Centro di accoglienza e di promozioneculturale di Zugliano.
Figlio di una famiglia di minatori di Santa Fiora alle pendicidell’Amiata è stato profeta di una fede autentica, dell’impegno per lagiustizia e la pace; condannato dal Tribunale di Firenze nell’apriledel 1963 a 8 mesi con la condizione per aver difeso il primo obiettoredi coscienza cattolico Giuseppe Gozzini.
Vissuto nel “campo magnetico”, come lui dice, dell’esperienzaculturale, politica ed ecclesiale della Firenze del tempo del sindacoGiorgio La Pira di cui è stato amico speciale, ha vissuto la “svoltaantropologica” che da prete funzionario del sacro l’ha portato avivere sulla frontiera delle coscienze, riconoscendo il suo compitonell’annuncio della Parola e nell’impegno culturale che lo hacontraddistinto: ha scritto molto, ha comunicato in continuità riguardoalla fede e alle religioni, alla Chiesa come comunità di fede, allagiustizia e alla pace, all’incontro con l’altro, all’uomo planetario.
Le sue intuizioni, elaborazioni e prospettive sono più che maiattuali in questa situazione della storia.
Nel 1944 si trovava nel paese natale quando portarono le bare di 25giovani minatori uccisi dai nazisti perché difendevano le miniere. Hadetto di essersi sentito un traditore nei loro confronti a motivo dellastrada da lui percorsa che lo riparava dai drammi della storia e dalleradicali scelte richieste. E poi continua con profondità, chiamando pernome i suoi compagni di scuola, anche di classe, uccisi per “la lorofedeltà al vero”. E si chiede cosa facciamo noi oggi rispetto a quellaresistenza, se lasciamo che “i nazisti dell’anno 2000 vadanodisseminando di ordigni di morte tutto il pianeta. Questo si che è untradimento”. Vivere il 25 aprile a Barbiana, in compagnia di donLorenzo Milani, di pre Toni Bellina, di padre Ernesto Balduccisignifica riferirsi al Vangelo e alla Costituzione e impegnarsi oggiper la giustizia, la libertà, la pace, la democrazia, l’accoglienza, lavera solidarietà. Per non tradire né il Vangelo, né la Resistenza, néla Costituzione.
Pierluigi Di Piazza
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