Contano gli affari più della giustizia

La verità su Giulio ora è più lontana

Zugliano, 11 giugno 2020
Contano gli affari più della giustizia
La verità su Giulio ora è più lontana
Zugliano, 11 giugno 2020

Pierluigi Di Piazza lancia una forte critica alla decisione del governoitaliano: "la vendita delle navi all'Egitto è di una gravità inaudita".


L’ultimo incontro nella sede sala Petris del Centro Balducci, prima della necessaria chiusura, si è svolto il 22 febbraio per lapresentazione del libro “Giulio fa cose” con la presenza dei genitoriPaola e Claudio e di Alessandra Ballerini, tutti  ammirevoli e ditante persone.
Qualche giorno fa ho scritto loro a commento di quanto sta avvenendo:“Cari Paola e Claudio , sconcerto, sdegno e dolore, questi sono alcunimiei sentimenti; ci sentiamo presto, con vicinanza.”
Dunque l’Italia ha venduto all'Egitto due fregate Fremm realizzate perla Marina militare italiana; pare che questa costituisca solo la primatranche di una cospicua commessa di armamenti prodotti in Italiaordinati dal governo egiziano in cui sarebbero incluse altre 4 navi e20 pattugliatori, oltre a 24 caccia Eurofighter  e 24 aereiaddestratori.
Per Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Opal di Brescia, siprofila un maxi affare da 9 miliardi, il contratto maggiore deldopoguerra “che farebbe dell’Egitto il principale acquirente deisistemi militari italiani.”
Rete italiana per di Disarmo e Rete della Pace ritengono“inaccettabile, oltraggiosa e in aperto contrasto con la normativavigente l’autorizzazione del governo a forniture militari alle forzearmate egiziane, visto che la legge 185 del 1990 “vieta esplicitamente”l’export di armamenti a governi responsabili di violazione dei dirittiumani (com'è quello guidato da al Sisi, accusato ripetutamente di abusida parte di Amnesty International).
Mia convinzione è che le armi non si dovrebbero mai produrre e venderea nessuno e che si operi per la riconversione dell’industria bellica,per la scuola, la salute, il lavoro, i servizi sociali, l’arte, lamusica.
Stiamo poco a poco uscendo, lo speriamo vivamente, auspicandol’attenzione e le precauzioni necessarie di tutti, dalla pandemia delcoronavirus, qui da noi, mentre in altre parti del mondo la situazionepermane nella sua drammaticità.
Ci si pone la questione se questa terribile esperienza con un numeroimpressionante di vittime ci sia di monito e di insegnamento su alcunequestioni fondamentali: contano primariamente i beni materiali, gliaffari o la vita, la verità e la giustizia come per Giulio Regeni?
Contano la violenza, la violazione dei diritti umani, le armi onuovamente la vita, la verità e la giustizia? L’individualismo delciascuno per se o la solidarietà reciproca?
Lo sfruttamento della terra e dell’ambiente o finalmente la cura ditutte le espressioni della vita?
Cos’è servito fabbricare, vendere, accumulare sempre più armisofisticate e di distruzione di massa se ora l’umanità è stata colpitain modo così devastante e impaurita da un virus invisibile, dimostrandocome la difesa delle armi è del tutto inefficace?
Einstein ha affermato che: “la visione del mondo che ha creato la crisinon può essere la stessa che ci porta fuori dalla crisi.”
L’umanità deve cambiare, costruire un nuovo modo di essere, pensare eagire su scala planetaria.
E’ fondamentale diventare corresponsabili, consapevoli delleconseguenze positive o negative delle nostre azioni; siamo chiamati adecidere per la vita, non per la morte; per la pace, non per le armi ele guerre; per la verità e la giustizia e non per il loro occultamento.
In noi esseri umani c’è la possibilità della profondità dell’animo edella coscienza, della forza interiore positiva che può guidarci albene. Nell'ambivalenza c’è anche la parte negativa che si concretizza  nel male come è avvenuto tragicamente nel sequestro,nella tortura e uccisione di Giulio, in un tale modo da portare lamamma Paola a dire di aver visto nel corpo straziato del figlio “tuttoil male del mondo”.
Quello che è avvenuto con la vendita delle navi militari all'Egitto econ altre commesse progettate è di una gravità inaudita; è un muro diacciaio che si frappone come ostacolo alla ricerca della verità egiustizia, per Giulio.
La questione riguarda l’amore fra i genitori e il figlio, fra lasorella e il fratello; i diritti umani violati con il sequestro, latortura e l’uccisione; i continui ostacoli frapposti alla ricerca dellaverità e giustizia, dai depistaggi alla mancanza di collaborazione, ealle false dichiarazioni, alle minacce a chi è attivo in Egitto, allepromesse verbali della politica italiana senza seguito operativo.
Partecipiamo al dolore di Paola e Claudio quando chiedono di nonnominare più Giulio da parte di chi poi non agisce per affermarne ladignità, anzi opera al contrario: basta nominarlo, dicono, perché sitratta solo di strumentalizzazione! Concordiamo pienamente.
Il libro “Giulio fa cose” scritto dai genitori e dall'avvocataAlessandra Ballerini ripercorre tutta la dolorosa vicenda e il lorocontinuo, determinato, dignitoso, ammirevole impegno.
Tutto è sconvolgente, con un passaggio particolarmente terribile in cuisi afferma che per descrivere gli esiti dell’autopsia sul corpo diGiulio ci sono volute 225 pagine. E’ proprio orribile accostare il suocorpo così straziato alle armi perché significa colpirlo ancora.
Il popolo giallo è diffuso, ricco della sua umanità e diversità, unitodal medesimo fine della verità e giustizia. Si fa e si farà sentire.
Una dimensione molto importante che Paola e Claudio, Irene, Alessandracontinuamente evidenziano è quella di parlare di Giulio e insieme diPatrik e di tutte le Giulie e di tutti i Giuli dell’Egitto e del mondo,di ogni popolo, cultura, colore, religione, certamente anche di GergeFloyd.
Il popolo giallo e il popolo nero camminano insieme a tuttaquell'umanità che chiede il rispetto dei diritti umani, la verità e lagiustizia per tutti. Ne siamo parte.

Pierluigi Di Piazza


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