Nel pomeriggio di venerdì 21 novembre, a Zugliano, alla presenza di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera - Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie, e di Ornella Favero, presidente della Conferenza nazionale Volontariato e Giustizia, si è tenuta da parte di alcune realtà di volontariato che operano sul territorio – Centro di Accoglienza “Ernesto Balducci” di Zugliano, Carcere e Comunità di Pordenone, Icaro Associazione Volontariato Giustizia di Udine, Rete regionale Fvg del Movimento di Volontariato Italiano, Comunità di San Martino al Campo di Trieste, Consiglio Centrale di Trieste della Società di San Vincenzo de’ Paoli, e Associazione Sisifo di Tarcento – la firma per la costituzione della sezione Fvg della Conferenza Regionale Volontariato e Giustizia (Crvg), realtà che già da anni è informalmente operativa, mettendo in rete realtà impegnate quotidianamente in esperienze di volontariato nell’ambito della giustizia in generale e più compiutamente all’interno e all’esterno degli istituti penitenziari della regione per affrontare ogni tematica che abbia a che vedere con la realtà della reclusione e dell’esclusione sociale. Con l’atto costitutivo appena firmato ne verrà ora riconosciuta, assieme a diritti e doveri, la soggettività e la rappresentatività. Il significativo momento è stato accompagnato da un incontro pubblico, che ha coinvolto coloro che operano anche a livello istituzionale all’interno delle carceri e che è stato introdotto dal presidente del “Balducci”, Paolo Iannaccone, ricordando quello che sarebbe stato il compleanno di Pierluigi Di Piazza, distintosi per il suo impegno civile e sociale, per la nonviolenza, la pace e la costruzione di speranza anche all’interno di realtà difficili come il carcere. Iannaccone ha voluto ricordare come il tema del carcere sia da anni una vera e propria emergenza, non solo per il sovraffollamento e nemmeno solo per i troppi casi di suicidio occorsi in questi anni: “con la corsa all’inasprimento delle pene, il rischio è che si consolidi l’idea che valga la pena ‘punire di più’, trasformando le carceri in veri e propri luoghi di punizione più che di rieducazione”. E ha ricordato come la recente circolare del Dipartimento di Amministrazione Penitenziaria, che obbliga gli istituti penitenziari a sottoporre l’organizzazione di attività ed eventi in carcere a un’autorizzazione centralizzata, “complica, e di fatto scoraggia, i progetti portati avanti da anni da cooperative, associazioni, mondo dell’educazione e dal Terzo settore. Progetti che risultano essenziali per i detenuti, vere e proprie boccate d’ossigeno oltre a opportunità per una crescita professionale, relazionale, personale e umana”. Ha infine sottolineato la necessità di fare rete, di rafforzarla e ampliarla, perché nuovi volontari si affaccino al servizio verso una realtà, quella carceraria, spesso dimenticata e che, invece, è parte viva delle nostre città, luogo in cui “vivono persone come noi che, se caduti nell’errore, sono ben più di quello che hanno commesso. E a esse va garantita la dignità, perché crediamo che solo così potranno diventare migliori”. Da parte della moderatrice dell’incontro, Elisabetta Burla, garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale del Comune di Udine e già presidente della Crvg Fvg, è stata data la parola ai due ospiti del pomeriggio: la già citata Ornella Favero ed Elton Kalica, rispettivamente direttrice responsabile e ufficio stampa di “Ristretti Orizzonti”, la rivista d’informazione e cultura dal Carcere “Due Palazzi” di Padova. Il susseguirsi degli interventi partiva dalla necessità di individuare “come conoscere per superare i pregiudizi e costruire rete sul territorio”. Favero ha dapprima invitato a uscire dalla netta distinzione tra i “totalmente buoni” (noi) e gli “assolutamente cattivi” (loro), impegnandosi a ridurre la distanza tra questi due mondi, perché – come testimoniato dal genitore di un detenuto – “è facile scivolare, uscire dalle righe, è possibile a tutti assumere atteggiamenti a rischio con conseguenze nefaste”. E l’altro impegno è quello di avere il coraggio di rispondere al male diversamente: “non con altro male, ma con un po’ di bene”. Si è così parlato dei diritti dei detenuti: dalla cultura all’istruzione, dal lavoro alla casa e al diritto all’affettività. Su quest’ultimo aspetto si è fatto notare come questo diritto non deve – e non può – trovare limitazioni e compressioni esclusivamente in ragione della detenzione, evitando quella che la Corte Costituzionale, con la sentenza 10/2024, ha definito “la desertificazione degli affetti”. Kalica, riprendendo la frase di Gino Strada, che ricordava come i diritti o sono di tutti o diventano privilegi, da ex detenuto e ora operatore volontario presso la medesima struttura di detenzione, ha portato all’attenzione il fatto che il carcere è il luogo per eccellenza dove i diritti diventano privilegi, quando essi diventano cioè concessione in risposta ai comportamenti e ai meriti, “del resto il mantenimento dell’ordine in carcere si basa proprio sul mantenimento dei privilegi”. Ha evidenziato quindi la necessità di ridurre al minimo le battaglie che i detenuti sono costretti a vivere: c’è già quella interiore, con la gestione della propria rabbia, della mancanza di relazioni significative e amicali, e talvolta del senso di colpa per il male commesso. A questo non è opportuno che si aggiunga la battaglia esterna con l’istituzione carcere per potere ottenere diritti che dovrebbero loro appartenere. Per questo si è evidenziata l’importanza di percorsi significativi che permettano ai ristretti di riflettere sulle proprie condotte, rivisitare il proprio vissuto e diventare cittadini consapevoli anche esercitando e facendo rispettare i propri diritti nel corso della detenzione. È stato poi lasciato spazio a liberi interventi – tra questi quello di Andrea Sandra, garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale del Comune di Udine, e di Rino Battocletti, presidente della Camera Penale Friulana – che hanno permesso di lasciarsi con un sguardo nuovo, più vicino e più umanizzante della realtà carceraria.
In allegato
Foto 1 - Gruppo firmatari atto costitutivo CRVG FVG Foto 2 - gruppo firmatari atto costitutivo CRVG FVG con don Ciotti e Ornella Favero Foto 3 - Ornella Favero Foto 4 - Il tavolo dei relatori
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