Fine vita, Iannaccone: «La politica si affidi a comitati etici e scienza».

Il presidente del Balducci: «Vanno analizzati i tratti umani».

Dal Messaggero Veneto di domenica 6 settembre 2026
«Nel momento in cui la politica pensa di legiferare sul fine vita, ritengo sia chiamata a fare un passo indietro, Deve essere un comitato etico e scientifico a fare valutazioni che superino la posizione “politica”. Non basta una posizione ideologica, serve la valutazione scientifica ed etica che non vuol dire strettamente religiosa». Posto di fronte a una questione delicata il presidente del Centro Balducci di Zugliano, don Paolo lannaccone, ritiene non sia sufficiente «che la persona in salute abbia stabilito le proprie volontà in caso di malattia o infermità grave perché, anche all'ultimo momento, questa stessa persona potrebbe cambiare idea. Una legge va posta per regolamentare tutte le situazioni concrete».

Questa è la posizione religiosa? 
«Dal punto di vista teologico la vita è inviolabile. Ma se da un lato è doveroso difendere la vita fino alla fine, dall'altro penso sia importanteche si interpelli il significato della dignità della vita di una persona».

E' questo il tema centrale?
«Esattamente- E' un grande punto di domanda che va affrontato non tanto a livello legalista per dire è lecito o non è lecito, bensì per analizzare i contorni umani e la loro infinita ricchezza  e complessità. Vanno affrontati con amore e con attenzione perché la persona resta persona con il suo cuore e la sua vita».

Sta dicendo che principalmente si tratta di un tema etico?
«L'etica del fine vita non può essere legata solo all'eutanasia, è una questione che va oltre. Su questo punto dobbiamo interrogarci anche come comunità e come società per capire come affrontarela paura della morte». 

Di cui si parla troppo poco?
«Della paura della morte sì parla troppo poco anche dal punto di vista cristiano. Morire per i cristiani è un momento importante della vita perché è considerato un passaggio. Anche qui, al di là di tante teologie, a livello umano dovremo coltivare questi  interrogativi e renderli palpabili nel vissuto comune, nel confronto nel dialogo».

Pensando al caso Eluana non ritiene che su questo tema si sia già parlato parecchio?
«È un tema dal quale vogliamo sgattaiolare con molta facilità.
Siamo una società in cui l'eliminazione dei rapporti umani fa scattare reazioni di autodifesa.
La paura della morte diventa un qualcosa da non condividere e da tenere un po' riservato. L'ho detto prima: la vita va difesa fino alla fine ma bisogna capire a quali condizioni. C'è di mezzo il valore della dignità della persona. Dovremmo interrogarci se tenere in vita una persona con un sistema artificiale sia un qualche cosa da accettare. Soprattutto per persone affette da patologie irreversibili e magari con forme di sofferenza intollerabili».

Tutto questo come lo stiamo affrontando?
«Rischiamo di fare giudizi esterni, ideologici, senza entrare nel vissuto di una persona che è intoccabile. In questo senso entro a piedi nudi perché credo che la persona debba avere assoluta mente l'ultima parola».

Le sentenze della Corte Costituzionale che valore hanno?
«La legge è sempre imperfetta. L'importante è che ci sia una strada da percorrere insieme e che ci sia questo sostegno da parte di Comitati che al di là di ogni visione politica possano concretamente esprimere il proprio giudizio etico e medico.
Questo è l'aspetto che va ripreso in mano assolutamente».

Il Comitato deve rappresentare tutte le posizioni?
«Assolutamente si. L'importante è trattare questi temi con grande delicatezza e non con una legge calata dall'alto».

A differenza di altre Regioni, il Friuli Venezia Giulia temporeggia: fa bene a farlo?
«Capisco la difficoltà. Legiferare forse è importante e determinante ma va fatto con ì piedi di piombo e con l'ausilio scientifico ed etico per comprendere il tema a 360 gradi.

Comprendere significa anche prendersi cura delle persone che stanno morendo?
«Ci chiediamo se il suicidio assistito e l'eutanasia siano moralmente giusti, ma poi neghiamo quasi totalmente la questione se e come prenderci cura di coloro che stanno morendo. Molte volte le famiglie sono lasciate sole. Come pastore, come prete, come cristiano e come uomo mi chiedo: quanta vicinanza dovremo portare a queste persone per far si che si sentano accompagnate in un cammino che potrebbe essere meno assurdo se fosse accompagnato dalla società».

La legge quindi serve?
«La legge sul fine vita serve ma c'è da capire come aiutare una società, anche dal punto di vista legislativo, per far si che le persone non restino sole o abbandonate e che, al di la del lecito o non lecito, anche la malattia terminale sia accompagnata in maniera decorosa e dignitosa».

Vedi anche

Contatti

  • Piazza della Chiesa, 1 - 33050 Zugliano (Udine)
  • segreteria@centrobalducci.org
  • 0432 560699

© Associazione - Centro di Accoglienza "E. Balducci" ODV ETS Privacy policy Cookie policy Powered by Easynet CMS