I CPR SONO DISUMANI

La riflessione di Paolo Iannaccone

Gradisca d'Isonzo, sabato 6 settembre 2025

Di seguito riportiamo la riflessione che, tra i vari interventi, il nostro presidente ha proposto ai presenti al termine del corteo con Marco Cavallo, iniziativa per la chiusura dei CPR svoltasi stamane a Gradisca d'Isonzo a cura del Forum Salute Mentale e di altre realtà territoriali quali Centro di Accoglienza Ernesto Balducci, OIKOS ETS, Articolo Ventuno, Libera Friuli Venezia Giulia, come prima tappa del viaggio che lo porterà a visitare altri 6 CPR in Italia.

“Non mi fa sentire a mio agio essere qui, davanti al CPR, struttura chiusa e istituzione totale, che impone alle persone trattenute una condizione di privazione della libertà assimilabile a una detenzione carceraria.

Il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, già un lustro fa descriveva la detenzione amministrativa con delle lucide pennellate: ‘un meccanismo di marginalità sociale, confino e sottrazione temporanea allo sguardo della collettività di persone che le Autorità non intendono includere, ma che al tempo stesso non riescono nemmeno ad allontanare. (…) Come se l’individuo smettesse di essere persona con una propria totalità umana da preservare nella sua intrinseca dignità, dimensione sociale, culturale, relazionale e religiosa per essere ridotta esclusivamente a corpo da trattenere e confinare’.

La Corte Costituzionale, con una recente sentenza, ha fatto emergere la disumanità nei CPR.

Mons. Carlo Perego di Migrantes ha affermato che ‘questa sentenza è l’ennesima sconfessione di una politica securitaria che non rispetta la dignità della persona migrante’. 

Rispettarne la dignità significa non considerarli numeri ma persone. 
Per questo motivo vorrei qui con voi ricordare i nomi di coloro che qui hanno perso la vita:
- Abdel Majid El Kodra, del Marocco, che dopo un tentativo di fuga nel 2013 cade e porta ferite che lo vedono morire dopo otto mesi di coma; 
- Vakhtang Enukidze, georgiano, e Orgest Turia, albanese, morti nel CPR rispettivamente nel 2020 e nel 2021; 
- Anani Ezzeddine, tunisino, che nel 2021 si è tolto la vita nel CPR; 
- Arshad Jahangir, pakistano, suicida nel CPR nel 2022, un’ora dopo il suo arrivo nel Centro.

Il CPR di Gradisca è una ferita aperta nel cuore della nostra democrazia, dove la dignità umana è letteralmente calpestata.

Per questo motivo Marco Cavallo, che si è sempre battuto per la libertà, la giustizia e i diritti delle persone, lottando contro le istituzioni totali, è qui oggi assieme a tutti noi.

Per questo motivo chiediamo con forza che questo Centro sia chiuso! Vanno pensate altre modalità che siano attente all’umano che incontriamo nelle nostre città.

E abbiamo bisogno di scuoterci e prendere posizione, abbandonando la cultura dell’indifferenza o, peggio ancora, quella del sospetto, che ci fa pensare che il migrante rappresenti una minaccia: abbiamo visto come questa cultura, imperante in Europa e anche oltreoceano, sia capace di trasformarsi presto nella deportazione dell’umano.

Nella deportazione dell’umano!! E invece sono persone, non numeri; sono uomini e donne con sofferenze e speranze; vengono da situazioni di guerra e violenza, di malnutrizione, di cambiamenti climatici e disastri ambientali/processi di desertificazione, di diseguaglianze economiche, mancanza di libertà e di rispetto dei diritti umani a causa di regimi autoritari. 

È davvero questione di umanità, di essere attenti alle fragilità che ci circondano. È questione di ritrovarci nel sentire il bisogno di non girarci dall’altra parte di fronte alle sofferenze di chi non ha voce. È questione di riconoscere la dignità di quelle persone che sono vittime di una politica che criminalizza la povertà, reprime gli invisibili, perseguita la solidarietà e rifiuta la cooperazione (miseri i fondi a essa realmente destinati).
Vorrei concludere il mio intervento con un’affermazione di Ernesto Balducci, che mi è molto cara: ‘Noi decidiamo il nostro futuro ogni volta che di fronte all’altro scegliamo di essere nella reciprocità del dono o di costituirci soggetti di dominio’.

Ora sta a noi decidere”.

Don Paolo Iannaccone

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