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Evento
Italia primo fornitore UE di armi a Israele
da il Fatto Quotidiano
16 luglio 2014
Armie sistemi bellici, Italia primo fornitore Ue di Israele. Rete Disarmo:“La smetta”
dailFattoQuotidiano del 16 luglio 2014
di
Giusy Baioni
L’Italia supera Francia e Germania messe insieme nell’export di armiverso Israele: tra i paesi dell’Ue siamo di gran lunga il primofornitore di sistemi militari dello Stato israeliano, con un volume divendite che è oltre il doppio di quello totalizzato da Parigi oBerlino. Anzi, da soli quasi eguagliamo Francia, Germania e RegnoUnito. Lo dicono i dati dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggeree Politiche di Sicurezza e Difesa. Numeri eloquenti, tanto più inquesti giorni di guerra. Ed è per questo che la Rete Italiana Disarmochiede un embargo immediato sulla vendita di sistemi d’arma a Israele:lo fa con un appello al presidente del consiglio Matteo Renzi e alministro degli Esteri Federica Mogherini, che proprio ora si trova inmissione in Medio Oriente. Appello a cui ieri hanno aderito alcunideputati Pd guidati da Pippo Civati (Davide Mattiello, Luca Pastorino,Giuseppe Guerini, Paolo Gandolfi, Veronica Tentori) e la senatricedemocratica Lucrezia Ricchiuti.
“L’Italia – spiega Giorgio Beretta, analista dell’Opal – è il maggioreesportatore dell’Unione europea di sistemi militari e di armi leggereverso Israele: si tratta di oltre 470 milioni di euro di autorizzazioniper l’esportazione di sistemi militari rilasciate nel 2012 (dati delRapporto UE) ed oltre 21 milioni di dollari di armi leggere vendute dal2008 al 2012 (dati Comtrade)”. In percentuale, oltre il 41% degliarmamenti regolarmente esportati dall’Europa verso Israele sonoitaliani. Secondo l’Osservatorio, solo negli ultimi tre anni si parladi 3,4 milioni di euro, a cui vanno aggiunti oltre 11,2 milioni di armileggere non militari (difesa personale, sport, caccia), prodotte edesportate per l’82% (cioè 9,2 milioni di euro) dal distretto armiero diBrescia e Val Trompia. Nel corso degli ultimi tre anni le venditeautorizzate di armamento verso il governo di Tel Aviv hanno riguardatoin particolare armi di calibro superiore ai 12,7 mm e aeromobili,sistemi d’arma ad energia diretta e apparecchiature elettroniche. Trale imprese coinvolte figurano Simmel Difesa, Beretta, Northrop GrummanItalia, Galileo Avionica, Oto Melara ed Elettronica spa.
«Nel maggio 2005, durante il terzo governo Berlusconi – prosegueBeretta – l’Italia ha ratificato un “Accordo generale di cooperazionetra Italia e Israele nel settore militare e della difesa”. Come altriaccordi simili, anche quello con lo Stato di Israele definisce lacornice della cooperazione militare in diversi aspetti (misure gliscambi nella produzione di armi, trasferimento di tecnologie,formazione ed addestramento, manovre militari congiunte e‘peacekeeping‘), ma l’intento principale è quello di facilitare lacollaborazione dell’industria per la difesa italiana con quellaisraeliana. A tale accordo ne ha fatto seguito un altro: si trattadell’accordo firmato nel 2012 – durante il governo Monti – “per lafornitura ad Israele di velivoli per l’addestramento al volo e deirelativi sistemi operativi di controllo del volo, ed all’Italia di unsistema satellitare ottico ad alta risoluzione per l’osservazione dellaTerra (OPTSAT -3000) e di sottosistemi di comunicazione con standardNato per alcuni velivoli dell’AMI”.
L’ultimo esempio in ordine di tempo della nostra “collaborazionestrategica” con Israele risale a pochi giorni fa: mentre era già incorso l’offensiva israeliana su Gaza, il gruppo italianoAlenia-Aermacchi (gruppoFinmeccanica) consegnava a Tel Aviv due M-346:“Sono due aerei addestratori – ci spiega Francesco Vignarca,coordinatore nazionale di Rete Disarmo – e come tali sono stati vendutie acquistati, ma sappiamo dalle loro schede tecniche che possono essereanche configurati come bombardieri leggeri“. In Israele li hanno giàsoprannominati “lavi”, che significa “leone”. Sul sito ufficiale dellaIsraeli Air Force, se ne annuncia l’arrivo salutandolo come l’inizio di“una nuova era”: “I nuovi aerei porteranno un cambio significativonell’addestramento delle future generazioni di piloti dell’IAF e deisistemi d’arma ufficiali, nonché nelle procedure di formazione di tuttal’aviazione”. La consegna dei due velivoli è la prima trance di unacommessa di 30 aerei: la vendita si iscrive nell’accordo dicooperazione militare siglato nel 2005 sotto il governo Berlusconi.
Le implicazioni politiche, secondo gli osservatori, sono evidenti: “Noivendiamo sistemi d’arma a una delle due parti in conflitto, quindi nonsiamo equidistanti e la nostra posizione come mediatori ne èinficiata”, prosegue Vignarca. Ma non è tutto. Ai dati certi siaggiungono altre considerazioni: “Abbiamo venduto anche molte armileggere ai paesi dell’area mediorientale. Nel caso della Siria, comeabbiamo denunciato mesi fa, sappiamo che molte di queste armi sonoconfluite all’interno del paese. Lo stesso possiamo pensarlo per laPalestina. Non abbiamo prove in questo momento, ma in passato leabbiamo avute: le armi leggere hanno una circolazione carsica, sonomolto meno controllabili. E finiscono dove c’è richiesta. Come in Iraq,quando i terroristi sparavano contro i nostri carabinieri con delleberetta”.
“Non va dimenticato – conclude Beretta – che l’Italia non solo esporta,ma anche importa armi da Israele, che negli ultimi due anni hannosuperato il valore complessivo di 50,7 milioni di euro, la qual cosa nefa il quarto fornitore del nostro ministero della Difesa. La Simmel, adesempio, importa componenti per bombe e la Beretta componenti per armiautomatiche, come particolari modelli di pistole e di mitragliatori”.Per queste ragioni la Rete Italiana Disarmo chiede con forza “lasospensione dell’invio di sistemi militari e di armi nella zona. Ilnostro Governo, che in questo semestre ha l’incarico di presiedere ilConsiglio dell’Unione europea, si faccia subito promotore di un’azionea livello comunitario per un embargo europeo di armi e sistemi militariverso tutte le parti in conflitto, per proteggere i civili inermi eriprendere il dialogo tra tutte le parti”. Secondo loro, inoltre, tuttociò avviene in aperto contrasto con la nostra legislazione relativaall’export di armamenti, che prevede (proprio nel primo articolo)l’impossibilità di fornire armamenti “a Paesi in stato di conflittoarmato o i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delleconvenzioni internazionali in materia di diritti umani, accertate daicompetenti organi delle Nazioni Unite, dell’UE o del Consigliod’Europa”.
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