La sana rabbia del corteo a Napoli per Mario Paciolla

di Paolo Iannaccone

Zugliano, 16 luglio 2025

Martedì 15 luglio 2025, a cinque anni dalla morte di Mario Paciolla, cooperante ONU trovato senza vita in Colombia nel 2020, Napoli è scesa nuovamente in piazza per chiedere verità e giustizia.

Anche il Centro “Balducci” era presente all’evento, rappresentato dal nostro presidente, che così anche a nome di tutti noi ha voluto stringersi ai genitori di Mario, Anna e Pino, alla sorella maggiore Raffaella e alle duemila persone che hanno affollato il corteo.

La manifestazione ha avuto ancor più significato a seguito della recente decisione del Tribunale di Roma di archiviare il caso, praticamente derubricandolo, anche in presenza di gravi contraddizioni, sotto la voce “suicidio”. Una decisione che la famiglia, il Collettivo “Giustizia per Mario Paciolla” e numerose realtà considerano inaccettabile.

Di seguito pubblichiamo l’articolo che il nostro presidente ha scritto per Articolo 21 all’indomani della manifestazione (https://www.articolo21.org/2025/07/la-sana-rabbia-del-corteo-a-napoli-per-mario-paciolla/).

 

In prossimità del primo lustro da quello che don Ciotti ha definito “omicidio mascherato”, l’archiviazione da parte del Tribunale di Roma delle indagini – pur in presenza di gravi contraddizioni, incongruenze e lacune – non poteva essere altro per Anna e Pino Paciolla che una “beffa” e una vera e propria “scoppola” (così la madre sulla supposizione che Mario non stesse bene, da cui la conferma dell’ipotesi di suicidio).
Per questo ha assunto un significato ancor più forte il corteo promosso a Napoli lo scorso 15 luglio, nel quinto anniversario, evento che ha fatto emergere quella che mi piace chiamare una sana rabbia: non quella che scaturisce in ignobili atti di violenza alla ricerca di un nemico da annientare (è quanto assistiamo continuamente nel mondo), ma la rabbia che contribuisce a farci uomini e donne di pace, capace di smuovere dentro qualcosa, di prendere posizione, di decidere con fermezza da che parte della storia vogliamo stare. E da lì, senza girarsi dall’altra parte e considerando quale unico nemico l’indifferenza, immaginare e concepire iniziative di solidarietà e vicinanza, mettendoci la faccia. Sono proprio queste che stanno già aiutando e, da oggi, a maggior ragione daranno ancora forza ai coniugi Paciolla, investiti da quella che, nel tentativo di perseverare alla ricerca di verità e giustizia, sarà purtroppo sempre più una vera e propria battaglia e una lotta.
A Napoli protagonista è stato pertanto un intero popolo, non di parte, semplicemente addolorato e disorientato dall’improvvida decisione, che ha stretto a sé questi genitori in un lungo e caloroso abbraccio: la Federazione nazionale della Stampa e tanti giornalisti – a cui è stato chiesto di “restare sul pezzo” perché il “sacrificio” di Mario non sia vanificato -, uomini e donne impegnati in politica – che si sono presi l’impegno di portare la questione in Parlamento -, l’Associazione Articolo21 – che ha proposto l’organizzazione di un pool di giornalisti internazionali per riaprire il caso – e, infine, l’associazione Libera, il Collettivo “Giustizia per Mario Paciolla” e numerose altre realtà sociali, tra cui anche il Centro “Balducci” che rappresento, che considerano inaccettabile che Mario sia archiviato come pratica evasa.
La sua storia, invece ci appartiene sempre di più e occuparsene significa – come suggerito da Anna – restituirgli l’onore per aver fatto della sua vita una battaglia di umanità. Ma significa anche contribuire affinché altri cooperanti e pure volontari, che operano con professionalità nel mondo a servizio di varie istituzioni, “abbiano il diritto di tornare a casa con il proprio passaporto e non in una bara o, come nel caso di Mario, in una cassa da frutti”. E questo richiede la forza di pungolare lo Stato nel farsi carico dei nostri connazionali all’estero: abbandonarli al loro destino è complicità. “É lo Stato che si suicida se non cerca la verità” (don Ciotti).

Condivido, infine, un momento forte che ho vissuto al termine di quel corteo: si è trattato di un dono ricevuto proprio da quella straordinaria donna, che è mamma Anna. A volte certi gesti superano la formalità così come la semplice gratitudine e, toccando nell’intimo le relazioni umane, sono capaci di elevare queste ultime ad autentica fraternità, paternità, maternità… È quanto successo quando, dopo aver chiacchierato un po’ con me, vedendomi indossare il braccialetto di verità per Giulio Regeni, si è proposta di regalarmi quello che indossava lei di giustizia per suo figlio. Lo ha sfilato dal suo polso e lo ha arrotolato sul mio. Quello che ho percepito è che in dono non stavo ricevendo solo un braccialetto, ma un fratello. E, insieme, la responsabilità perché la sua voce non cada nell’oblio.
Non è romanticismo, è la bellezza della vita che crea sempre. Sempre. Anche a partire da situazioni mortifere, di ingiustizia, di assenza di verità.

Dopo questa importante giornata partenopea è maturata così la necessità, condivisa con Beppe Giulietti,  di far sì che al Centro “Balducci” di Zugliano, da più di trent’anni luogo di accoglienza e di promozione dei diritti, sia rilanciato in Friuli il presidio di Articolo 21. Il nostro fondatore, Pierluigi Di Piazza, ne è stato presidente regionale nei suoi ultimi due anni di vita, ora spetta anche a noi continuare a essere sentinelle dei diritti dei più fragili ed esclusi.
Hannah Arendt affermava che “la morte dell’empatia umana è uno dei primi e più rivelatori segni di una cultura sull’orlo della barbarie”.  A noi il compito di creare sempre più alleanze perché sia dato rispetto alla dignità di ogni persona umana e a essere arginata sia la disumanità.

 

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