LUCE TRA GLI ULTIMI. UN NATALE IN CAMMINO


Trieste 25 dicembre 2025
Intervento del nostro presidente all’inizio della Fiaccolata in solidarietà verso i migranti di giovedì 25 dicembre a Trieste

Buona sera a tutte e a tutti.
A ciascuna e a ciascuno di voi un buon Natale di cuore!

Le lucette di Natale fanno allegria, creano il clima della festa. Ma non sono la festa. Perché…

È buio pesto quando ci si gira dall’altra parte e si fa propria la cultura dell’indifferenza.

È buio pesto quando si pensa che la corsa agli armamenti sia la risposta per andare incontro a tempi di pace, bypassando ogni fatica e sacrificio per costruire dialoghi e confronti che partono da criteri di giustizia e non di prepotenza. 

È buio pesto quando la solidarietà viene ufficialmente trattata come terrorismo, come capitato in questi giorni a Greta Thunberg, arrestata a Londra per aver alzato un cartello a sostegno al popolo palestinese. E gli esempi, purtroppo, potrebbero aggiungersi a dismisura anche su altri fronti.

È buio pesto quando nella notte della vigilia di Natale un’ulteriore imbarcazione, carica stavolta di 117 migranti, affonda di fronte alle coste libiche contando 116 morti nonostante l’SOS inviato al quale pare nessuno abbia mai dato risposta.

È buio pesto quando quattro giovani migranti - sono persone con un nome: Shirzai, Nabi, Muhammad e Hichem - muoiono in regione in soli pochi giorni a causa dell’emergenza freddo, ma ancor prima per il venir meno alle proprie responsabilità da parte delle Istituzioni, che continuano ad abbandonare centinaia di persone in strada, negando diritti e dignità, esprimendo di fatto una grave e ingiustificata intolleranza nei loro confronti.

È buio pesto quando le autorità si riferiscono a uno “sgombero” - come lo si potrebbe fare per i mobili inutilizzabili di una cantina - per parlare dei migranti da allontanare dai capannoni del Porto Vecchio.

È buio pesto quando le nostre città sono liberate dagli emarginati e non dall’emarginazione; sono ripulite dai disperati e non dalla disperazione.

È buio pesto quando, trattando le persone in maniera dozzinale, privandole di fatto anche dei più basilari diritti come quello alla salute, le si dimentica in strutture di massa, come l’ex caserma Cavarzerani di Udine, arrivando alla detenzione amministrativa che nega il diritto alla libertà personale a chi non ha commesso alcun delitto, come avviene nel CPR di Gradisca. 

È buio pesto quando - è notizia di queste ore - trecento migranti, buona parte dei quali impiegati dalle cooperative in agricoltura nei campi del nostro Friuli, sono lasciati al freddo e senza acqua calda sotto un tendone.

Di fronte al buio pesto creato dalla cupidigia e dall’indifferenza di noi uomini non può che nascere una sana e profonda indignazione: quella che prova chi è venuto qui, sfidando anche la bora e il gelo. 

È la stessa indignazione che ha permesso il costituirsi del coordinamento regionale di persone, Enti del Terzo Settore e realtà associative che operano a favore degli inalienabili diritti delle persone e che non sopportano il crescente e disumano odio verso gli ultimi, stanziali o migranti che siano. Perché gli ultimi sono dappertutto e anche nella nostra regione, sono invisibili e sono sia stranieri che italiani: la povertà non ha passaporto! Sempre ultimi restano: sono i più poveri, i più fragili, gli esclusi. I frutti della cultura dello scarto, tanto imperante nella nostra società.

È quell’indignazione che ci ha già portati l’11 dicembre scorso in presidio davanti al Palazzo del Consiglio regionale per chiedere seri provvedimenti nel destinare disattesi fondi per l’“emergenza freddo” a supporto dei Comuni, soprattutto di quelli di confine, che risentono maggiormente dei flussi migratori.

Ma l’indignazione apre alla ricerca di luce e di calore. Quella che vogliamo sperimentare in questa manifestazione, che abbiamo voluto in un giorno difficile perché generalmente vissuto in famiglia e tra gli amici, ma un giorno al medesimo tempo fortemente simbolico ed evocativo: è il giorno in cui a prevalere è proprio la luce.

Il messaggio che vogliamo portare è che non ci basta il luccichio delle feste, quando a essere spenti sono i nostri cuori. Che quelle luci impallidiscano di fronte a cuori accesi dalla tenerezza e dalla solidarietà!

“Luce tra gli ultimi. Un Natale in cammino” - così s’intitola questa iniziativa - vuole idealmente portare gli ultimi dall’interno del Porto Vecchio, luogo alle nostre spalle di rifugio e al medesimo tempo di abbandono, al centro della città, perché quelle persone siano rese visibili e accolte per quello che sono: con i loro bisogni e i loro diritti.

Vogliamo quindi camminare insieme per portare e portarci un po’ di luce, per farci gli auguri per davvero, per abbracciare ed abbracciarci, per essere il più umani possibile.

Sarà un cammino breve al passo del più lento, con famiglie, giovani, bambini e anziani, con chi ha difficoltà a camminare, soprattutto con chi si sente solo o è stato lasciato solo.
Un cammino breve “per” e “con” i piccoli.

C’è stato un tempo in cui Trieste era una grande città, più grande di ora, abitata da genti venute da tutto il mondo: senza eccessive idealizzazioni, era una città cosmopolita e accogliente.
Ci piacerebbe tornasse ad esserlo… perché i migranti sono un dono, non un problema. Sono un dono gli ultimi, perché la loro solo presenza ci spinge a mettere in discussione le nostre vite.

La fiaccolata di questa sera si snoderà in tre momenti: 
dopo questo luogo che ci lega ai magazzini del Porto Vecchio, accompagnati da pezzi musicali di vario genere scelti a partire da temi di pace, libertà, migrazione, integrazione, diversità, povertà e giustizia - 
sosteremo in piazza Oberdan, dove i giovani della “Rete degli Studenti Medi” promuoveranno un flash-mob e verrà proclamato il testo di un Manifesto, che verrà consegnato alla stampa e ai media presenti;
poi il cammino proseguirà per raggiungere piazza Libertà, davanti alla Stazione ferroviaria, dove condivideremo quanto avremo portato come cena con i migranti che ogni sera sono assistiti in quel luogo da Linea D’Ombra, dai Fornelli Resistenti e da altre realtà associative, laicali ed ecclesiali che in cordata si prendono cura a partire dagli aspetti sanitari, non ultima la cura dei piedi di chi proviene dalla Rotta balcanica, per arrivare alla donazione di cibo, vestiti e scarpe. Un modo per far sì che quelle persone tirino un sospiro di sollievo nel sentirsi accolte nella loro dignità.

Ringraziando fin d’ora tutti voi che siete intervenuti e coloro che in vario modo hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, concludo evocando un grande poeta e scrittore di origini triestine, Umberto Saba: «Io ritrovo, passando, l’infinito nell’umiltà». 
Pensiamo che possiamo ritrovarlo anche noi.

E ora buon cammino!
Paolo Iannaccone

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