Minacce di morte contro il difensore dei Diritti Umani

La solidarietà del Centro Balducci

Zugliano (Udine), 29 marzo 2026

La Comisión Intereclesial de Justicia y Paz di Bogotà (da ora J&P), in Colombia, con la quale fin dai tempi di Pierluigi il Centro Balducci ha un costante contatto e collaborazione, è stata ancora una volta bersaglio di intimidazioni, minacce e attacchi contro la vita e l’incolumità dei suoi operatori: il 27 marzo, il difensore dei diritti umani, avv. Juan Carlos Gaona, che lavora per sostenere e consigliare le vittime di violazioni dei diritti umani in diversi dipartimenti della regione caraibica, ha ricevuto tramite WhatsApp un messaggio intimidatorio con minacce di morte (vedi foto).

L’atto criminale, non portato a compimento per una serie di fortuite circostanze, doveva raggiungere oltre l’avvocato in questione anche due difensori di Movice-Sucre (il ramo del dipartimento di Sucre del movimento nazionale colombiano che rappresenta le vittime dei crimini di stato e della violenza paramilitare).

Si è pertanto nel pieno di una sistematica campagna di intimidazione contro la Commissione e contro il difensore dei diritti umani Juan Carlos, che negli ultimi due anni è stato oggetto di pedinamenti e minacce.

Questi episodi sono stati segnalati alle autorità competenti, ma ad oggi non sono state adottate misure efficaci per garantire il suo e loro lavoro in difesa dei diritti umani in questa regione del Paese.

La Commissione ha diffuso pertanto un comunicato mediante il quale chiede con urgenza:

👉 al Ministero degli Affari Esteri di:
* assumere immediatamente il coordinamento interistituzionale per l’attuazione del programma di protezione per la costa caraibica, guidando attivamente il coordinamento tra l’Unità di Protezione Nazionale (da ora UNP), la Polizia e l’Esercito nazionale e gli altri enti statali competenti in materia di sicurezza dei difensori dei diritti umani;
* presentare alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani (da ora CIDH), entro e non oltre 5 giorni lavorativi, una relazione completa e dettagliata che spieghi i motivi del mancato rispetto, per oltre un anno, dell'attuazione del programma di protezione per la costa caraibica, unitamente a un piano d’azione specifico, comprensivo di tempistica e responsabili, per la sua immediata attuazione;
* fornire a J&P e alla CIDH, entro lo stesso termine di cinque giorni lavorativi, la prova delle azioni intraprese con l'UNP per fornire protezione urgente al difensore dei diritti umani, come risposta immediata al rischio imminente indicato dalla minaccia del 27 marzo scorso;
* assicurarsi che la Procura Generale dia priorità all’indagine penale sulla minaccia ricevuta contro la Commissione e il suo avvocato, fornendo informazioni specifiche sul numero del caso, il pubblico ministero incaricato e le misure urgenti adottate;
* istituire un canale di comunicazione diretto e permanente con J&P per la gestione degli incidenti di sicurezza sulla costa caraibica e in tutto il Paese, con un punto di contatto istituzionale identificato e la capacità di rispondere in tempo reale alle situazioni di rischio.

👉 all’UNP di:
* Entro 48 ore dal ricevimento del rapporto, attuare misure di protezione immediate e provvisorie per l’avvocato e difensore dei diritti umani, adeguate al livello di rischio estremo documentato;
* adempiere immediatamente e senza indugio all’impegno assunto più di un anno fa di attuare il piano di protezione strutturale per i membri di J&P sulla costa caraibica, con l’avvio delle attività operative entro e non oltre 10 giorni dalla data del rapporto;
* coordinare con J&P la definizione del piano di protezione per la regione, in conformità con gli standard interamericani, includendo scorta permanente, veicoli blindati quando il livello di rischio lo giustifichi, protocolli di sicurezza per incontri e trasferimenti e una linea di comunicazione diretta 24 ore su 24 con l’UNP;
* presentare a J&P e al Ministero degli Affari Esteri, entro e non oltre 5 giorni, una relazione dettagliata sulle misure adottate, il calendario di attuazione definitivo e le risorse umane e logistiche allocate per la protezione dei beneficiari sulla costa caraibica;
* astenersi dal rilasciare valutazioni del livello di rischio che non corrispondano al reale contesto territoriale e che comportino il diniego o la riduzione delle misure di sicurezza che la situazione oggettiva richiede. La minaccia di morte di venerdì 27 marzo costituisce prova inconfutabile del livello di rischio affrontato dai beneficiari nella regione.

👉 alla CIDH:
* che lo Stato colombiano, entro 72 ore dal ricevimento del rapporto, fornisca informazioni dettagliate sullo stato attuale di attuazione del programma di protezione per i membri di J&P sulla costa caraibica e a livello nazionale, con una spiegazione specifica dei motivi per cui tale programma non è ancora stato attuato a più di un anno dalla sua adesione;
* valutare il rafforzamento delle misure precauzionali esistenti, integrando disposizioni operative specifiche per la protezione della costa caraibica, dato che il contesto attuale dimostra che le misure in vigore non stanno producendo effetti di protezione reali in quella regione;
* convocare, entro e non oltre 10 giorni, una sessione di lavoro urgente con lo Stato colombiano incentrata esclusivamente sulla definizione di un piano di attuazione per il sistema di protezione della costa caraibica, comprensivo di tempistiche, responsabilità istituzionali e meccanismi di verifica indipendenti;
* chiedere allo Stato, entro 10 giorni lavorativi, di riferire sulle specifiche azioni investigative e giudiziarie intraprese per identificare i responsabili della minaccia di venerdì 27 marzo e sulle misure di protezione adottate per l’avvocato minacciato e i difensori dei diritti umani del Movice - Sucre, menzionati nella medesima minaccia. In caso di mancato rispetto dei termini richiesti, sollecitano l’adozione di misure più ampie nell’ambito del sistema interamericano, incluso il deferimento della questione alla CIDH, richiedendo misure provvisorie ai sensi della Convenzione americana sui diritti umani.

Infine la Commissione ritiene il governo nazionale, il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari Esteri responsabili di qualsiasi danno irreparabile che possa derivare dalla mancata adozione di misure efficaci per garantire la vita e la sicurezza dei difensori dei diritti umani nei territori in cui essa svolge la sua attività in condizioni deplorevoli a causa del deterioramento della situazione di sicurezza derivante dal controllo socio-territoriale esercitato da gruppi armati illegali.

Il Centro Balducci esprime piena solidarietà alla Commissione e si schiera dalla loro parte per la difesa dei diritti umani di tutti, soprattutto delle persone più fragili ed esposte alle minacce di chiunque eserciti il potere su di esse.

 

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