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Pierluigi è sempre tra noi
16 maggio 2026
Paolo Iannaccone
Sono consapevole di andare controcorrente e, forse, anche di rischiare di non essere compreso.
Eppure in questi giorni che ricordano il quarto anniversario della “partenza” di Pierluigi Di Piazza, a poche ore dal ricordo che di lui faremo a Tualis assieme ai familiari e a don Ciotti, nel sentire il vuoto che ha lasciato, posso affermare che non ne sento la mancanza. Penso che continuare a sentirne la mancanza, possa diventare una tentazione paralizzante: guardare indietro con nostalgica tristezza, nutrendo poca fiducia nel domani, in un oggi così povero di profeti come lui.
Dico ciò non perché non gli abbia voluto bene o non sappia riconoscere la sua enorme statura evangelica ed etica, sulle orme di quell’umanissimo Gesù di Nazareth — come a Lui si riferiva — che amava con tutto sé stesso. È per questo che insieme a tante amiche e amici domani mattina lo ricorderemo in quell’Eucaristia che sarà rendimento di grazie per il dono della sua vita.
Dico ciò perché ho voluto prendere sul serio l’invito di Luigi Ciotti quando, nel giorno del suo saluto, invitò a non cercarlo tra le pietre, tra i morti, bensì tra i volti che, per tutta la sua esistenza, ha amato, accolto e servito.
Per questo lo immagino con la sua voce flebile e il suo sguardo accogliente ogni volta che con il medesimo spirito ci mettiamo in ascolto di cuori lacerati e di delicate confidenze, anche tra amici.
Lo immagino con la sua voce ferma e decisa davanti ai tradimenti odierni della Vita da parte di chi si fa arrogante e prepotente: a partire dai fatti tremendi che attraversano il mondo, come pure dalle disumanità e ingiustizie perpetrate anche nelle nostre città, nella nostra stessa regione, verso le persone più fragili, i poveri, gli scartati di turno, soprattutto i migranti.
Per questo lo sento al nostro fianco nell’opera che quasi cento volontari continuano a portare avanti al Centro Balducci con immutato spirito di abnegazione e con il dono del proprio tempo e delle proprie energie.
Lo sento suggerire strade nuove ai cuori di persone che, insieme, in varie associazioni del Terzo Settore che lui ha conosciuto e frequentato, perseverano nell’occuparsi dei diritti di tutti, affinché non diventino mai privilegi per pochi.
Lo vedo ancora accanto a chi, scegliendo con coraggio di stare dalla parte di chi fa più fatica, non vuole rischiare di voltarsi dall’altra parte e di fare propria la cultura dell’indifferenza, che lui definiva essere il suo unico nemico.
Per questo lo sento ancora incrociare i volti degli impoveriti, che bussano alle porte delle nostre realtà, e delle quasi cinquanta persone che continuiamo ad accogliere a Zugliano, senza altro fine se non quello di permettere loro di vedere riaccesa una vita spenta da guerre, violenze, ingiustizie ed esili forzati. Ma anche accanto a persone con disabilità, che trovano così la possibilità di spiccare il volo e di raggiungere un’autonomia possibile.
Per questo lo sento respirare dietro ogni storia difficile che incontriamo, là dove non esiste una soluzione preconfezionata, ma solo la fatica del comprendere, del discernere e poi dell’agire, mettendo in conto incertezze, delusioni ed errori.
Per questo lo vedo ancora pensare “con noi” e suggerire percorsi culturali capaci di aiutare le persone a non lasciarsi ingannare dalla cultura dominante, quella di un vero e proprio “mondo al contrario”, che ben poco ha a che fare con il Regno di giustizia e di pace proclamato da Gesù nei Vangeli, e che ritroviamo anche nel DNA di persone non credenti, ma profondamente umane e rispettose della dignità di ogni essere umano.
Di Pierluigi non sentiremo certo più parole nuove, del resto ciò che aveva da dire lo ha detto in pienezza e va soltanto coniugato con la novità dell’oggi.
La strada per continuare a sentirci da lui accompagnati la ritrovo nell’ultima parola che, parlando della guerra in Ucraina e domandandogli cosa si potesse fare, mi suggerì. Fu anche l’ultima parola che ascoltai dalle sue labbra e che custodisco come il testamento più prezioso:
“Piccoli segni, Paolo, piccoli segni”.
Da qui, senza deliri di onnipotenza, ma in direzione ostinata e contraria, la speranza continuerà a farsi strada.
E se ne abbiamo certezza è anche grazie a lui.
Paolo Iannaccone
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