Dona ora!
Chi siamo
Mission
Storia
Organizzazione
Consiglio direttivo
Gruppi di lavoro
Statuto
Bilancio sociale
Trasparenza
Cosa facciamo
Accoglienza
Biblioteca
Cultura
Convegno di Settembre
Altri eventi
Lettera di Natale
Notiziario
Diritti
Campagna regionale "Prima le Persone"
Rete DASI FVG
Giustizia
Carcere
Cooperazione internazionale
Fondatore
Biografia
Galleria
Riflessioni
Pubblicazioni
Agenda eventi
Come aiutarci
Diventa socio
Volontariato
Servizio Civile
Donazioni
Contributi
Cibo e vestiario
5 per mille
Lasciti testamentari
Contatti
Contattaci
Dove siamo
Iscrizione newsletter
Sala Petris
Dati tecnici e regolamento
Prenotazione
Parrocchia
Orari Messe
Eventi parrocchiali
Foglio della domenica
Siti amici
Cerca nel sito…
Contiene
Inizia per
E' uguale a
Visualizza
10 records
25 records
100 records
Tutto
Dona ora!
DOMENICA 23 Settembre 2018 Vangelo Marco 9, 30-37
Vangelo di Marco
23/09/2018
DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018
Il più grande è colui che serve
Vangelo di Marco 9, 30-37
Poi se ne andarono via di là e attraversarono il territorio della Galilea. Gesù non voleva che si sapesse dove erano. Infatti preparava i suoi discepoli insegnando loro: 'Il Figlio dell'uomo sarà consegnato nelle mani degli uomini ed essi lo uccideranno; ma egli risorgerà dopo tre giorni'. Ma i discepoli non capivano queste parole e avevano paura di interrogare Gesù. Intanto arrivarono a Cafàrnao. Quando Gesù fu in casa domandò ai discepoli: 'Di che cosa stavate discutendo per strada?'. Ma essi non rispondevano. Per strada infatti discusso tra di loro chi fosse il più grande. Allora Gesù, sedutosi, chiamò i dodici discepoli e disse loro: 'Se uno vuol essere il primo, deve essere l'ultimo di tutti e il servitore di tutti'. Poi prese un bambino, e lo portò in mezzo a loro, lo tenne in braccio e disse: 'Chi accoglie uno di questi bambini per amor mio accoglie me. E chi accoglie me accoglie anche il Padre che mi ha mandato'.
Ci sono nella storia delle persone, delle comunità e dei popoli tante esperienze, molte di esse narrate, conosciute in cui due, tre persone, o piccoli gruppi in luoghi ritirati, nascosti hanno fra loro condiviso la sensazione e il commento di quello che di grave, del pericolo della stessa vita, sarebbe potuto accadere, in particolare a qualcuno di loro. E questo soprattutto in situazioni di conflitto, di resistenza, di rischio percepibile di arresti, torture, morti violente.
Si pensi ad esempio nel nostro Paese alla lotta per la liberazione dal fascismo e dal nazismo. E alle tante lotte su tutto il Pianeta per resistere e liberarsi da situazioni di impoverimento, oppressione, violazione dei diritti umani, violenza, più o meno con queste parole: “pensiamo a cosa può accadere se continuiamo la nostra azione in questo modo; consideriamo il pericolo soprattutto per lei, per lui, per loro, in quanto riconosciuti come leader e quindi avversati dal potere che cercherà di eliminarli”.
Il Vangelo di questa domenica (Marco 9,30-37) ci racconta che Gesù e i suoi discepoli attraversano il territorio della Galilea ma che Lui non vuole si sappia dove sono; nel ritiro e nel nascondimento dice loro che Lui, il Figlio dell’Uomo subirà arresto, tortura e morte violenta, non però disperata e senza senso in questa totale dedizione della vita che continua anche dopo la morte fisica.
I discepoli non capiscono le sue parole convinte e preoccupate perché prigionieri della logica e del successo, della vittoria, del potere. Non osano rivolgergli domande per paura di approfondire.
Lungo la strada discutono di questo fra loro cercando di attenuare la disponibilità alla donazione e il rischio che comporta e di stabilire fra loro, i gradi di importanza.
Arrivati a Cafarnao Gesù chiede loro il contenuto della discussione. Non rispondono perché sentono la totale distanza fra le sue parole e i contenuti del loro dibattito. Gesù parla di donazione totale, di fedeltà e coerenza e loro si azzardano ad attenuarne contenuti e modalità, a ridurre i rischi, a valutare strategie e opportunità per raggiungere ruoli di potere.
Il Maestro si siede, li chiama attorno e dice: “Se uno vuol essere il primo deve essere l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
Sono quindi lo spirito e la concretezza del servizio alle persone, alle comunità, al bene comune le dimensioni e le qualità che rendono profondamente umani, che fanno grandi le persone. Questo appello e insieme questa verifica riguardano tutti noi, in particolare chi nella società, nella politica, nella Chiesa pronuncia queste parole e poi copre l’incoerenza nella loro attuazione con atteggiamenti di paternalismo, di ricerca del consenso emotivo. Rende testimonianza della grandezza nel servire solo chi concretamente nei gesti più evidenti e in quelli più nascosti attua concretamente, quotidianamente questa disponibilità.
FOGLIO DELLA DOMENICA 23 SETTEMBRE 2018.pdf
Vedi anche